Alexander Nevskij regna nel XIII secolo
su Novgorod, una libera città che
detiene il controllo dei commerci con le regioni Baltiche. Dopo avere
sconfitto gli svedesi sulla Neva, egli si è ritirato nella
sua Isba sul lago Plestceevo. Ignorando l'invito a servire nell'esercito
del Grande Kan, egli preferisce rimanere a disposizione del suo popolo
e dedicarsi alla pesca.
Una delegazione proveniente dalla città di
Novgorod chiama poco dopo il principe Nevskij a sostenere l'impeto
dell'invasione dei Cavalieri Teutonici, che si sono spinti fino
a Poskov. Con l'appoggio degli artigiani e dei contadini, il principe
riesce ad organizzare in poco tempo un esercito popolare, a dispetto
del ceto mercantile che vorrebbe invece scendere a trattative con
il nemico.
Intanto, i Cavalieri Teutonici hanno già conquistato diverse
città e stanno dilagando in tutto il territorio russo, poco
lontani dalla stessa Novgorod. Ovunque arrivino, i Cavalieri massacrano
e sottomettono la popolazione, costringendola a riprendere il battesimo
nel nome della Chiesa di Roma.
A fianco di Alexander Nevskij combattono
anche due valorosi cittadini di Novgorod, i comandanti Buslaj e
Gavilo, della cui realtà storica è tuttavia
lecito dubitare. Entrambi spasimanti della bella e giovane Olga, prima
di partire per la guerra, questi decidono di dichiararsi, ottenendo
la promessa che Olga sposerà, dei due, chi avrà combattuto
con più valore contro il nemico.
La battaglia decisiva contro i Cavalieri
Teutonici avviene il 5 di aprile del 1242 nelle vicinanze di Poskov,
sul lago di Peipus, al Sasso dei Corvi (Voronij). Non potendo competere
in campo aperto, a causa della inferiorità militare del suo
esercito, Alexander Nevskij decide di rovesciare questa circostanza
a proprio vantaggio. Trovando ispirazione nella favola della lepre
e della volpe raccontata dal fabbro Ignat appronta quindi un piano
strategico. Egli confida sul fatto che i Cavalieri
Teutonici sono soliti attaccare penetrando a cuneo al centro dello
schieramento avversario (ovvero “a
muso di maiale”, come dicevano i russi), al fine di dividerlo e di
rendere perciò impossibile un attacco frontale.
Nevskij affida ad un manipolo di
soldati e di contadini capeggiati da Buslaj la difesa delle salmerie
ed il compito di impegnare l'avanguardia nemica. Con la cavalleria
comandata da lui e da Gavilo effettua invece una manovra di conversione,
attaccando su entrambe le ali la retroguardia teutone. L'effetto
sorpresa è decisivo e
i cavalieri nemici battono la ritirata verso i ghiacci del lago
Peipus. L'armamento pesante dei Cavalieri teutonici e l'assottigliarsi
del ghiaccio dovuto ai primi tepori di primavera compiranno il resto
dell'opera. La maggioranza dei nemici muore sommersa nelle acque
del gelido lago.
Vittoriosi, gli uomini del principe Nevskij
entrano in trionfo nella città di Poskov. Olga andrà in
sposa a Gavilo, che in battaglia ha ricevuto gravi ferite. Buslaj
sposerà invece Vasilisa,
un'eroica contadina che ha combattuto al suo fianco.
Girato tra l'inizio di giugno e i primi
di novembre del 1938, l'Alexander Nevskij viene proiettato soltanto
a due settimane dal termine delle riprese. Durante l'estate dell'anno
successivo viene tuttavia ritirato dalla distribuzione, poiché la
firma del patto di non aggressione russo – tedesco lo rende politicamente
sconveniente. Infatti, Alexander Nevskij è un film di ricostruzione
storica dove l'attualità vi si riflette in modo emblematico.
Il ricordo dell'impresa del Principe
di Novgorod, vincitore dei Cavalieri Teutonici, si piega ad un discorso
appunto legato all'attualità:
quella della Germania nazista e delle minacce che questa rappresenta
nei confronti della Russia sovietica. Il
fanatismo religioso che aveva caratterizzato l'Ordine militare dei
Cavalieri Teutonici li renderà pertanto
delle ideali controfigure del fanatismo nazista, che minaccia non
solo la patria, ma la stessa religione ortodossa, come traslato
del marxismo - leninismo.
Ritornato nelle sale cinematografiche
all'indomani del 22 giugno del 1941, l'Alexander
Nevskij rappresenta
una lucida profezia di ciò che sarebbe toccato all'esercito
degli invasori. Per
Ejzenstejn si tratta del suo primo film sonoro. Le scene di battaglia
in esso descritte, traendo ispirazione dall'arte figurativa di Paolo
Uccello e di Piero della Francesca, troveranno così anche
un apporto significativo dalle musiche di Prokofiev.
Gianfranco Massetti
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