Solo
un uomo colto e sensibile come Luchino Visconti poteva intuire così rapidamente
e profondamente lo spirito di Volterra. Coglierne l’essenza più profonda.
La città non è un semplice fondale per “Vaghe stelle...”, ma è uno dei
protagonisti del film. Siamo doppiamente grati a Luchino Visconti: ha
realizzato un’opera importante e destinata, come tutte le sue, ad entrare
nella storia del cinema. Inoltre, ha proposto nel mondo una Volterra affascinante
e misteriosa.
Lo
ha fatto da artista raffinato qual era, evocando una città ricca di storia
e destinata a vedere il suo presente condizionato sempre da un ingombrante
passato. L’alto valore culturale dell’opera ha contribuito, anche, ad
un determinante rilancio in chiave turistica dell’immagine della città.
È stato dunque con vero piacere che abbiamo accolto la proposta di Bruna
Conti della Fondazione Istituto Gramsci e del cinefilo volterrano Riccardo
Raspi, di dedicare un omaggio a Luchino Visconti, ricordandolo a Volterra
sul set di “Vaghe stelle...”. Abbiamo pensato ad un insieme d’eventi in
omaggio all’opera di questo geniale regista e del suo lavoro a Volterra.
Ci è sembrato necessario cercare anche un raccordo con la cultura ebraica,
per quanto contenuto in “Vaghe stelle...”. Per questo abbiamo contato
sul rapporto di collaborazione culturale che, da anni, abbiamo creato
con la Comunità ebraica di Pisa. Come ogni evento di particolare rilevanza
anche questo ha avuto una gestazione lunga e complessa. Tuttavia abbiamo
avuto la fortuna di trovare la collaborazione di magnifiche persone e
d’importanti enti ed istituzioni senza i quali questo progetto non sarebbe
stato realizzato. Ringraziamo tutti coloro che hanno reso possibile la
realizzazione di questo progetto.
Pietro Cerri Assessore per la Cultura Informazioni Consorzio Turistico
tel. fax 0588 87257 info@volterratur.it
Visconti:
la vita e l’opera
Luchino
Visconti nasce a Milano nel 1906, immerso nella cultura mitteleuropea
degli inizi del secolo. Figlio del conte Giuseppe, di antica casata, e
di Carla Erba, della ricca borghesia lombarda, da entrambi eredita la
passione per la musica, il teatro e la letteratura. Alla Scala, di cui
i suoi avi sono stati soci fondatori, si forma la sua passione per il
melodramma.
Quarto di sette figli, a scuola è uno studente mediocre e inquieto, ma
compensa la sua discontinuità con la lettura assidua dei classici del
romanzo europeo e lo studio del violoncello. La madre cura personalmente
la sua formazione musicale e Luchino nutrirà per lei un legame particolarmente
profondo. Dopo aver accarezzato l’idea di dedicarsi allo scrivere, progetta
e costruisce a San Siro, nei pressi di Milano, una scuderia modello e
si dedica con successo all'allevamento di cavalli da corsa. Tramite Coco
Chanel e durante ripetuti viaggi a Parigi, incontra Jean Renoir che lo
introduce nell’ambiente del Fronte Popolare francese, all’interno del
quale matura la sua coscienza politica e professionale: decide infatti
di dedicarsi al cinema. Nel 1939 muore la madre e, due anni dopo, anche
il padre. Tornato in Italia, si lega al gruppo anti-fascista della rivista
“Cinema” e realizza il capolavoro Ossessione, nel 1943. Parlando di questo
film, si userà per la prima volta il termine neorealismo. Le critiche
saranno prevalentemente negative.
Entra a far parte della Resistenza romana nei gruppi comunisti e viene
arrestato e torturato alla pensione Jaccarino, in via Tasso, a Roma.
Finita
la guerra, inizia, parallelamente al cinema, una intensa attività teatrale,
rinnovando completamente la scelta dei repertori e i criteri di regìa.
Nel solo 1945, allestisce infatti sette spettacoli - Parenti terribili,
Quinta colonna, La macchina da scrivere, Antigone, A porte chiuse, Adamo,
La via del tabacco - e, nel 1946, altri quattro: Il matrimonio di Figaro,
Delitto e castigo, Zoo di vetro, Euridice, gli ultimi tre allestiti con
la Compagnia Italiana di Prosa da lui diretta: tutti testi di autori estranei
ai teatri italiani fino a quel momento. Nell’autunno 1948, viene presentato
senza successo a Venezia il secondo film, La terra trema, e a novembre,
va in scena As you like it di Shakespeare, con le scene di Salvador Dalì.
Fra il 1949 e il 1951, ancora teatro (due edizioni di Un tram che si chiama
desiderio, Oreste, Morte di un commesso viaggiatore e Il seduttore). Fa
epoca l'allestimento di Troilo e Cressida, nell'edizione del Maggio Musicale
Fiorentino del 1949. E' di due anni dopo Bellissima, primo film girato
con Anna Magnani: il secondo sarà Siamo donne, due anni più tardi.
Successo
e scandalo accoglierà il film Senso, omaggio a Verdi, ma anche revisione
critica del Risorgimento italiano, per il quale verrà attaccato anche
dagli abituali estimatori. Dopo l’allestimento di Come le foglie di Giacosa,
il 7 dicembre 1954, ha luogo la prima de La Vestale, grande edizione scaligera
con Maria Callas. Inizia così la irreversibile rivoluzione portata da
Visconti nella regìa del melodramma. Il sodalizio con la cantante regalerà
al teatro lirico mondiale le geniali edizioni de La Sonnambula e de La
Traviata (1955) e di Anna Bolena e Ifigenia in Tauride (1957).
La fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 vengono brillantemente spesi
da Visconti fra il teatro di prosa e quello lirico e il cinema: basti
citare l’allestimento di Salomè di Strauss e dell'Arialda e i due grandi
film: Rocco e i suoi fratelli e Il Gattopardo. Nel 1956 metteva in scena
Mario e il Mago, azione coreografica dal racconto di Mann e, l’anno dopo,
il balletto Maratona di danza. Nel 1965, Vaghe stelle dell'Orsa... vince
il Leone d'oro al Festival di Venezia e grande è l'ovazione che accoglie
al teatro Valle di Roma l'allestimento de Il giardino dei ciliegi. Per
il melodramma, dopo i successi del 1964 con la realizzazione de Il Trovatore
e de Le nozze di Figaro, allestisce nello stesso anno Don Carlo, al teatro
del-l’Opera di Roma.
Dopo la contrastata trasposizione cinematografica de Lo straniero e vari
successi in teatro, Visconti porta a compimento il progetto di una trilogia
germanica con La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971) e Ludwig
(1973). Durante la lavorazione di quest’ultimo film , il regista viene
colto da ictus. La malattia ostacola, ma non interrompe la sua attività.
Realizzerà ancora un’edizione di Manon Lescaut per il Festival dei Due
Mondi a Spoleto e Old Time di Pinter, ambedue nel 1973, e, per il cinema,
Gruppo di famiglia in un interno (1974), sceneggiatura ideata da Suso
Cecchi D’Amico ed Enrico Medioli in modo da non gravare troppo sulla sua
salute malferma, e infine L’innocente (1976).
Morirà a Roma nel marzo di quell’anno, senza aver potuto lasciarci il
progetto, accarezzato da sempre, di un film su La recherche du temps perdu
di Proust.
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