Il lungo addio, Robert Altman
- di Marco Santello - parte 1
Il detective privato Philip Marlowe accompagna nel cuore della notte
il suo amico Terry Lennox a Tijuana, in Messico. Al suo ritorno, però,
scopre che Terry è accusato dell’omicidio della moglie
Sylvia e, di conseguenza, Marlowe viene portato alla centrale di polizia,
interrogato e, infine, arrestato in quanto presunto complice dell’omicidio.
Verrà rilasciato solo dopo il supposto suicidio dell’amico
in Messico, suicidio accompagnato da una convincente confessione scritta.
Marlowe ritorna alla sua vita isolata, in compagnia solamente del
suo gatto. Accetta un incarico di lavoro da Eileen Wade, interessata
a rintracciare il marito Roger, scrittore alcolizzato che spesso scompare
per disintossicarsi. Parallelamente a questo lavoro, presto portato
a termine con successo, il detective decide di scavare nell’ambigua
vicenda dell’omicidio-suicidio dell’amico. Dopo aver ricevuto
un inatteso messaggio di scuse e di addio da parte di Terry, Marlowe
riceve gravi minacce da una banda di gangster convinti che sia Marlowe
il custode dei soldi che Terry doveva loro. Ma il detective scopre
che i gangster vanno a far visita anche ai – ricongiunti - coniugi
Wade, già inspiegabilmente vicini di casa dei Lennox a Malibu.
Si profila, perciò, un qualche strano collegamento tra le due
famiglie.
Durante una delle sue visite in casa Wade, Marlowe assiste al suicidio
in mare di Roger e, successivamente, è presente durante le
terribili dichiarazioni di Eileen; la donna incolpa il marito appena
morto di aver ucciso Sylvia Lennox, di lui amante da tempo.
Dopo una seconda visita dei gangster, Marlowe viene investito da
Eileen Wade e finisce in una camera d’ospedale, da cui esce
in fretta dopo aver ricevuto in dono un’armonica bocca da un
uomo completamente fasciato.
Per venire a capo della vicenda Marlowe decide di andare in Messico.
Qui trova vivo e vegeto il suo ‘amico’ uxoricida Terry
che, assieme all’avvenente vedova Wade, si gode indisturbato
soldi e libertà. Sentendosi tradito e offeso, Marlowe uccide
freddamente Terry con un colpo di rivoltella.
La
versione altmaniana dell’omonimo romanzo del giallista Raymond
Chandler è uno degli esempi più pregnanti della possibilità del
cinema di rileggere e reinventare con regole proprie la pagina scritta:
di sfruttare il linguaggio cinematografico stesso come strumento di
distinzione anche da un punto di vista estetico.
Il
primo passo verso l’originalità proviene ovviamente
dalla sceneggiatura, abilmente scritta dal regista in collaborazione
con l’esperta Leigh Brackett, già cosceneggiatrice di alcuni
importanti film firmati Howard Hawks. Ma al testo mettono più volte
mano anche gli stessi attori, primo fra tutti il convincente protagonista Elliott Gould,
fatto che testimonia l’enorme importanza che assumono
gli attori all’interno dell’opera.
Il lungo addio, Robert Altman - di Marco Santello - parte
2
Marco Santello
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