Activcinema, Roma
Franco Arcalli

 

 

 

 

Franco “Kim” Arcalli, veneziano, nato nel 1929, padre anarchico; durante la Resistenza è un giovanissimo partigiano combattente, partecipe di clamorosi colpi di mano in città (come una mitica irruzione al Teatro alla Fenice, durante una rappresentazione, con lettura di comunicati antinazisti).

Il primo dopoguerra lo vede da una parte tra i disincantati della “rivoluzione tradita”, dall’altro tra i protagonisti della vita culturale della città; in quegli anni si lega in particolare ad un gruppo di musicisti quali Nono, Maderna e poi Grano e Vandor.
A metà degli anni ’50, in maniera del tutto amatoriale, realizza le sue prime cose di montaggio (e le uniche di regia). L’amicizia che in quegli anni stabilisce con Tinto Brass volge definitivamente il suo interesse verso il montaggio cinematografico; insieme con Brass partecipa in diverse vesti a film importanti e sperimentali allo stesso tempo: in CHI LAVORA E’ PERDUTO Arcalli arriva ad interpretare il personaggio autobiografico di Kim, doppiandosi con la sua voce in quella che sarà l’unica sua prova di attore; nel corto TEMPO LAVORATIVO/TEMPO LIBERO, commissionato da Umberto Eco per la Triennale del 1964, i due sperimenteranno le possibilità più estreme offerte dal buio della moviola.

ultimo tango a ParigiDa queste esperienze prenderà il via la vicenda umana e professionale di uno dei più singolari montatori del nostro cinema: Arcalli si legherà in particolare al lavoro di alcuni nostri registi (Questi, Bertolucci, Eriprando Visconti, Patroni Griffi, Zurlini, Cavani, Antonioni),intervenendo in alcuni casi anche nella stesura del soggetto e della sceneggiatura (ULTIMO TANGO A PARIGI, NOVECENTO...); risulterà decisivo in opere prime (FERMATE IL MONDO...VOGLIO SCENDERE, COLPO ROVENTE); collaborerà sia a diversi progetti di film di montaggio e/o denuncia (FASCISTA, LA SALUTE E’ MALATA, IL SILENZIO E’ COMPLICITA’...) che con registi diversamente affermati (Scola, Bellocchio, Samperi).

Tra gli anni ’60 e metà degli anni ’70 Arcalli impone il suo lavoro come quello di montatore-filmaker, capace di ottimizzare al massimo il materiale di partenza del film, come di sperimentare le soluzioni più estreme e personali (dal frequente uso dei flash-back come all’attenzione della musica); l’impronta che lascia sul cinema italiano di quegli anni è decisiva: il cinema (il film) montato da Arcalli è sempre il risultato di un corpo a corpo in sala di montaggio, che riesce però a mantenersi ricco di improvvisazioni jazzistiche, di rigore classico, di freschezza creativa, sempre; un montaggio che è padre/figlio di uno dei momenti più felici del nostro cinema, irripetibile.

 

A cura di Officina, Roma

 

 

 

 

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