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Le avanguardie cinematografiche
in Francia negli anni '20/ '30 di Amerigo
Sbardella
PARIGI, CENTRO MONDIALE
D’IRRADIAMENTO DELLE AVANGUARDIE CINEMATOGRAFICHE
L’Avanguardia cinematografica ha
fatto la propria apparizione in diversi paesi più o meno negli
stessi anni ma è in Francia, luogo d’irradiamento delle principali
avanguardie del Novecento (cubismo,
dadaismo, surrealismo) che cineasti sperimentali di
diversa provenienza troveranno il clima che favorirà le loro
ricerche e in alcuni casi anche mecenati eleganti e generosi
che le finanzieranno. Un clima reso effervescente dal brioso
interesse nei confronti della Settima Arte dimostrato da letterati
e poeti (Apollinaire,
Cendrars, Tzara, Cocteau, Breton, Aragon, Soupault, Desnos ... )
da musicisti (Satie,
Honegger, Milhaud) e da artisti come Léger,
Man Ray, Duchamp, Picabia...
Quando si dice Francia, s’intende soprattutto Parigi, il luogo privilegiato
delle avanguardie cinematografiche dove, come ricorda J. B. Brunius, “si sviluppa
il movimento, se non il più coerente, quanto meno il più deciso, il più sistematico
e il più durevole”.
Gli anni che vanno dal 1920
al 1933 (anno di realizzazione di Zéro de conduite di Jean
Vigo) sono un periodo prodigioso per Parigi: la ville Lumière è l’indiscusso
centro del mondo per le arti e la cultura e Montmartre, poi Montparnasse, attirano
una bohème geniale di pittori, musicisti, cineasti, scrittori e intellettuali
da tutto l’Occidente.
La capitale della Francia sa accogliere con generosità un folto stuolo di cineasti
stranieri che prenderà parte attiva all’avanguardia cinematografica: Survage,
Alexeïeff, Mosjoukine e Boris Kaufman vengono dalla Russia, Deslaw dall’Ucraina,
Kirsanoff dall’Estonia, Eggeling dalla Svezia, Canudo dall’Italia, Cavalcanti dal Brasile, Man
Ray e Dudley Murphy (coautore de Le ballet
mécanique) dagli
Stati Uniti, Bartosch dalla Boemia, Lászlo Moholy-Nagy dall’Ungheria, Dalì e
Buñuel dalla Spagna.
Il fervore creativo della Parigi di quegli anni ha segnato in profondità anche
il cinema che ne ha conservato traccia: in Entr’acte appaiono Satie,
Man Ray, Picabia, Duchamp... E come ha ricordato Patrick
de Haas, è come
se la “forza
dell’entusiasmo e il buon umore” che animano i film dell’Avanguardia, provenissero
anche “dal sentimento, più o meno vivo, a seconda degli artisti, del legame
tra le trasformazioni impresse all’arte e l’attesa impaziente di un mondo
nuovo .”
Rifiutando il cinema ordinario
e le sue concezioni irrigidite, con la loro energia entusiastica
i cineasti dell’avanguardia intendono dare anche una
risposta al loro desiderio appassionato di rivoluzionare la società e di
ripensare dalle fondamenta l’insieme dei rapporti tra gli esseri viventi. È il “genio
dell’epoca” che è in
azione: tutto deve essere rimesso in discussione, tutte le strade vanno tentate,
tutti gli esperimenti sono leciti e “puri”. È come se l’energia rivoluzionaria
e il piacere del gioco, che animano molte di queste opere, fossero partecipi
di un movimento generale più vasto e chiedessero di essere riconosciuti e
di poter “risuonare più a lungo, fuori delle sale di spettacolo, nella città e
nella vita”.
Lo spettatore d’oggi dovrà evitare
di ridurre questi film a semplice ricerche formali e se aprirà il
cuore e la mente, potrà ritrovare
e riascoltare quel soffio creativo che ad essi ha dato origine. Il cinema è un’industria
e presuppone degli investimenti finanziari ma i cineasti delle avanguardie
parigine, come trenta o quaranta anni dopo negli Stati Uniti gli autori
del
New American Cinema, scoprono l’artigianato o meglio
il bricolage artigianale e, nel clima di ardore creativo che caratterizza
quegli anni, realizzano con équipes
molto ridotte i loro film che sono generalmente dei cortometraggi. Spesso
il regista sceneggiatore è anche l’operatore e il montatore dei propri
film, e in diversi casi, ne è anche “attore”.
Il caso di Entr’acte non è dunque isolato: gli “attori” sono molto spesso
degli artisti amici o,comunque, dei personaggi del “giro” Montmartre
- Montparnasse.
Alice Kiki Prime (la famosa Kiki de Montparnasse)
una delle rappresentanti più in vista della bohème avanguardista, è presente
nel Ballet
mécanique di Léger, nei primi tre film
di Man Ray ed è l’erotica “belle
dell’Étoile
de mer", sempre di Man Ray, nel quale appare, come co-protagonista, il
poeta surrealista Robert Desnos.
Nei Mystères du Château du dé sono presenti
il visconte Charles de Noailles e i suoi amici.
In alcuni cortometraggi
degli anni Trenta di Man Ray appaiono Lee Miller,
Pablo Picasso, Dora Maar e Paul Eluard. Luis
Buñuel è regista,
sceneggiatore (insieme con Dalì) e montatore di Un
chien andalou e dell’Âge
d’or. In quest’ultimo film, oltre a due attori professionisti
ma molto vicino alle avanguardie (i protagonisti: Gaston
Modot e Lya Lys) intervengono,
tra gli altri, Max Ernst e sua moglie Marie-Berthe,
Prévert, Artryas,
Jacques B. Brunius e Buñuel stesso.I
film dell’Avanguardia “narrativa” sono prodotti da piccole e coraggiose
case di produzione (L’Herbier, Dulac, Epstein). Le
opere di ricerca più radicali,
per esempio i film di Chomette o quelli di Man
Ray, vengono finanziati
da mecenati e in genere si tratta di rappresentanti “illuminati” dell’aristocrazia.
Il conte di Beaumont è il mecenate di Chomette e il visconte del Noailles
finanzia Man Ray (Les Mystères du Château du dé), Cocteau (Le
sang d’un
poète)
e Buñuel (L’âge d’or).
Il ricco collezionista Arthur Wheeler, invece, produce
Emak Bakia del suo amico Man
Ray. In alcuni casi intervengono perfino
i genitori è il
clamoroso caso di Buñuel che realizzò il suo primo film, Un
chien andalou,
con 2.500 dollari inviatigli dalla madre che, risiedendo in Spagna,
in una piccola città di provincia, sicuramente non si rendeva ben conto
dello scandalo che stava finanziando.
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