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Dal
Neorealismo agli anni 50: Totò e gli altri
Dopo
la cosiddetta stagione dei "telefoni bianchi",
negli anni '40 il cinema italiano ebbe uno dei periodi di
massimo splendore attraverso quel magistrale stile d'espressione
che prese il nome di Neorealismo.
Contemporaneamente, a contrastare i profondi intenti civili e sociali
dei cineasti, vi si scagliò l'ordine dei censori, novelli
Catoni della celluloide.
Uno di questi, l'allora sottosegretario Giulio Andreotti,
ebbe il coraggio di stroncare capolavori del livello di "Ladri
di biciclette" (1948) e "Umberto D" (1952)
entrambi diretti da Vittorio De Sica col fedele apporto di
soggettista di Cesare Zavattini, commentando semplicemente
con la fatidica frase: "I panni sporchi si lavano in casa"
(episodio che verrà più tardi ben descritto da Ettore
Scola in "C'eravamo tanto amati" (1974).
Ad
essere boicottato insomma era il Socialismo di fondo presente in
tutte le opere, storie di uomini umiliati da una società
sempre più dura, sebbene in via di ricostruzione.
Nonostante ciò, l'Italia attraverso il cinema riusciva a
ridere di se stessa, specialmente grazie ai film con Totò,
incontrastato campione d'incasso ai botteghini.
Per la critica dell'epoca (di matrice principalmente cattolica)
e, ovviamente, per la censura, il grande comico fu sempre considerato
una mina vacante: furono imposti tagli e modifiche a Guardie
e ladri (1951) e Totò e i re di Roma (1952), entrambi
di Steno e Mario Monicelli, colpevoli di aver eccessivamente
accorciato le distanze tra coloro che lo stesso Totò
avrebbe definito "uomini e caporali".
Ma il caso più eclatante dell'intera storia del cinema
italiano lo si ebbe con "Totò e Carolina"
, diretto da Monicelli su soggetto di Ennio Flaiano
nel 1953, e fatto sequestrare dall'allora ministro Scelba, con l'accusa
di vilipendio alle Forze dell'Ordine (Totò v'interpretava
il ruolo di un brigadiere di P.S.)
Il film uscì nelle sale solamente due anni dopo, avendo subito
43 tagli comprensivi di modifiche di doppiaggio, un autentico record.
Dello stesso anno è anche "La spiaggia"
di Alberto Lattuada, per certi versi, quasi d considerare
un'anticipazione della futura Commedia all'italiana (non a caso
la sceneggiatura porta la firma di Rodolfo Sonego, che di
lì a poco sarebbe diventato il braccio destro di Alberto
Sordi); furono attaccate alcune immagini del film dove una giovanissima
Valeria Moriconi, secondo i "soliti noti", appariva
troppo succinta, sotto la doccia.
Risultarono sempre sconsigliati anche tutti i film con protagonista
la bella Eleonora Rossi Drago, giudicata di una sensualità
eccessivamente morbosa.
Rimarrà famosa la caricatura tratteggiata da Alberto Sordi
ne "Il moralista" (1959) di Giorgio Bianchi,
dove un funzionario, di evidente appartenenza democristiana, si
scoprirà a capo della tratta delle bianche.
Gli
anni '60: Federico,
Luchino e il poeta PierPaolo
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