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Anni
'70: E fu tempo di rogo e d'abiura II
Il
successo verrà bissato con "Peccato veniale"
(1974) e sulla scia si aggiungeranno film come "Il vizio
di famiglia" (1975) di Laurenti o "L'infermiera"
di Nello Rosati, dello stesso anno, con protagonista Ursula
Andress, tutti regolarmente vietati ai minori.
Anche la nobile commedia all'italiana, ormai in via di esaurimento,
punta l'occhio sul genere: Albero Sordi ne "Il comune
senso del pudore" (1976) sbeffeggia e attacca in quattro
episodi l'Italia sessuofobia, divisa tra sprovveduti perbenisti
e moralisti dalla dubbia morale.
Tutto ciò porterà Pasolini a dichiarare l'abiura
dalla "Trilogia", disgustato dalla mercificazione
dei corpi da lui rappresentati e dall'ormai dilagante consumismo
del sesso effettuato attraverso il cinema, dal quale si allontanerà
suo malgrado per sempre con la realizzazione di "Salò
o le 120 giornate di Sodomia" ('75), disperato tentativo
di film estremo tratto da De Sade, il quale supererà
in assoluto ogni limite di provocazione nei confronti del pubblico
nazionale.
Un'anticipazione l'avremo da Ferreri nel '73 con "La
grande abbuffata", feroce atto d'acusa nei confronti di
una società votata inesorabilmente all'autodistruzione, mentre
nel "Portiere di notte" (1974) di Liliana Cavani
troviamo Dik Bagarde e Charlotte Rampling implicati
in una vicenda tanto morbosa quanto disperata, che descrive l'incontro
tra un ex ufficiale delle SS (l'attuale "Portiere" del
titolo, appunto) e la sua vittima preferita (ora collaborazionista)
col quale ristabilisce il rapporto di subordinazione nato durante
la guerra.
Il film, oltre ad essere più volte sequestrato, darà
inevitabilmente inizio al filone porno nazista, che durerà
qualche anno.
A metà tra Pasolini e la Cavani, si collocherà
Tinto Brass , realizzando nel '75 con "Salon Kitty"
una vera e propria svolta di stile, dirigendosi verso l'erotismo
d'autore.
Da
"Caligola" a "Malena":
la TV detta legge
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