Federico
Fellini , negli anni cinquanta,
produsse opere di altissimo livello come “La strada” del
1954 , “Il Bidone” del ‘55 e “Le
notti di Cabiria” del ’56. Tre anni più tardi
creò il
film “La dolce vita”, che divenì rapidamente
il manifesto dell ‘epoca del cinema a Roma. Tra corse in macchina
a via Veneto ed eccessi di ogni tipo , Roma viveva il fermento della
creatività di registi come Fellini, Antonioni, Visconti.
Nei bar della capitale si potevano scambiare commenti e pensieri con Pietro
Germi oppure dialogare de “Il Sorpasso” con
Dino Risi. Quegli anni furono terreno fertile per l’ uscita
de “Il
bidone” di Fellini, de “Le amiche” di Michelangelo
Antonioni, de “Il Grido”, film
intelligente e profondo, che preparò l’ ingresso ad una
delle trilogie più famose
del cinema. Infatti , nel 1960 , Michelangelo Antonioni creò la
trilogia filmica composta da : L ‘avventura, La notte e L ‘eclissi,
quest’ ultimo del ’61.
Lo stesso anno Dino Risi produceva “Il sorpasso” con Vittorio
Gassman , seguiva Pietro Germi con “Divorzio all ‘italiana”,
Luchino Visconti con “Rocco e i suoi fratelli” .
Le
sartorie romane come la Farani ,utilizzata per i costumi
dei film di Pier Paolo Pasolini, la Peruzzi o
la famosa Sartoria
Tirelli, fornivano
molti costumi per le produzioni di Hollywood e tutti i costumi per i
film dei grandi registi dell ‘epoca del cinema nella capitale.
Piero Tosi costumista della sartoria Tirelli, disegnò molti
abiti per i film di Luchino Visconti,
tra i quali Il Gattopardo ,
Morte a Venezia e La caduta degli Dei.
Sono stati numerosi i premi conquistati dai costumisti della sartoria
Tirelli, tra cui molti Oscar.
Potremmo citare : il premio consegnato
a Danilo Donati per “Casanova” di
Federico Fellini del 1976, nel 1981 vinse il premio Milena Canonero
per i costumi di “Momenti
di gloria” di Hugh Hudson , nel 1992, Gabriella Pescucci conquistò il
riconoscimento per “L’ età dell ‘innocenza” di
Martin Scorsese e tanti altri. Gabriella Pescucci in un intervista
dice : “Ho deciso di andare a Roma con la cartella sotto braccio
e ho cominciato a sentire se avevano bisogno di un assistente-costumista.
Il primo con cui ho lavorato è stato lo scenografo Pier Luigi
Pizzi. Poi ho incontrato Umberto Tirelli il fondatore della omonima
sartoria e in seguito Piero Tosi”. Era il 1966 quando Gabriella
Pescucci venne a Roma.
La sua carriera nella capitale fu abbastanza
rapida , iniziò subito a disegnare i costumi per il cinema
e il teatro , poi, altrettanto presto andò a lavorare in America
a fianco di Martin Scorsese, Terry Gillian e
Regis Wargnier. “ Nel
mio lavoro, purtroppo, ho bisogno di molti soldi perché altrimenti
non riesco a realizzarlo e in America hanno a disposizione dei grossi
budget. ” dice Gabriella Pescucci, poi continua : “ Rispetto
all ‘Italia mi manca il feeling con le persone…”.
Il lavoro del costumista viene considerato da Gabriella Pescucci come
un impiego artigianale , infatti dice : ”.. entro nella sartoria la mattina alle 9
ed esco alle 8 di sera “, poi segue “ faccio un vestito come un architetto
fa un palazzo, piano piano, a piccoli gradi” poi conclude affermando : “ è un
lavoro estremamente creativo”.
Il costume è , sotto tutti i punti di vista, l ‘elemento fondamentale
per la riuscita di un film. Un costumista, che viene impegnato in un film deve
lavorare al massimo delle sue possibilità, altrimenti rischia di far
naufragare tutto il resto del lavoro.
Nelle produzioni dei primi film in costume, si commettevano molti
errori, spesso, venivano dimenticati gli orologi ai polsi delle comparse,
o gli abiti venivano
cuciti con tessuti troppo moderni per l ‘epoca in cui era ambientato il
film, il risultato era più che discutibile. Oggi, errori di questo tipo
non se ne commettono più, gli abiti e gli accessori vengono controllati
accuratamente, più volte, durante la lavorazione , ponendo molta attenzione
al periodo storico e culturale.
Saverio Frisina
Il Costume nel Cinema home
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