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Di lì, ne esce che è già quasi un uomo e pieno di
fiducia nel prossimo si aggira, con una valigetta, per le strade innevate
di Milano, alla ricerca del suo primo lavoro. Rivolge a tutti un saluto,
ma ben presto si accorge che la gente non solo è scontrosa e diffidente,
ma accoglie il suo “Buongiorno” con fastidio o, addirittura,
come una provocazione.
A sera, mentre Totò si ferma nei pressi della Scala per ammirare
l’uscita dei ricchi spettatori in abito elegante e pelliccia, un
vecchio barbone approfitta della sua sbadataggine e gli ruba la valigetta
di pelle. Inseguendo il ladro per farsi restituire la povera dote, Totò
si lascia però commuovere dalle sue lacrime e gli dona la valigetta.
Poi, siccome non ha dove dormire, accetta l’ospitalità del
vecchio, che lo porta nella sua baracca, in un campo alla periferia della
città.
Al mattino, quando si sveglia, Totò vede, intorno a sé,
altre baracche ed altri poveri disperati, come lui ed il suo amico. Appena
si affaccia un raggio di sole tutti quanti sono pronti ad approfittarne,
ma quando il cielo si fa cupo, per non sentire il morso del freddo, bisogna
soltanto battere i piedi. Poi, arriva anche una bufera di neve e le baracche
sono spazzate via dal vento. Così, bisogna ricostruire l’accampamento
e Totò si mette d’impegno per aggiornare la toponomastica
delle vie ed alleviare le frustrazioni dei suoi compagni di sventura,
o trovare la soluzione alle loro contese.
All’accampamento arrivano sempre nuovi sventurati e famiglie cadute
in disgrazia. E’ il caso di quella composta dalla signora
Marta, da suo marito, dal figlio piccolo e la domestica, Edvige,
di cui Totò subito si innamora. Ma un bel giorno arriva anche il
signor Brambi, il proprietario del terreno dove sorge l’accampamento,
e con sé porta il ricco capitalista Mobbi, a cui
l’ ha venduto. I baraccati si fanno incontro a Mobbi con atteggiamento
minaccioso, in quanto temono di essere cacciati dall’accampamento,
ma quello li rassicura dicendo loro che ricchi o poveri gli uomini sono
tutti uguali. Così, il giorno dopo s’inaugura il nuovo accampamento
con canti e balli, l’estrazione della lotteria ed altri divertimenti.
Si pianta l’albero della cuccagna e …, improvvisamente, sgorga
dal terreno uno zampillo d’acqua …, che però si incendia:
è petrolio e tutti si affrettano a portare le proprie lucerne per
farne scorta. Il malvagio Rappi si allontana però
dall’accampamento per avvertire Mobbi che sul suo terreno si è
scoperto il petrolio. Mobbi cerca allora di far sgombrare l’accampamento,
ma trova la resistenza dei baraccati, i quali mandano da lui anche una
delegazione, per ricordargli che tutti gli uomini sono uguali. Mobbi rassicura
i rappresentanti dei baraccati, ma quando tornano all’accampamento
questi vedono che lo sgombero è già in corso.
Si organizza allora la resistenza. Quando però i gendarmi lanciano
i lacrimogeni, i baraccati sono costretti ad indietreggiare. Totò
che si è rifugiato in cima all’albero della cuccagna vede
comparire improvvisamente il fantasma della vecchia Lolotta, che gli consegna
una colomba dagli straordinari poteri: tutto quello che lui desidera la
colomba sarà in grado di realizzarlo.
Così, grazie alla miracolosa colomba della signora Lolotta, ai
gendarmi succedono una serie di inconvenienti che li mettono in ritirata.
E’ costretto a fuggire anche l’infame Rappi, ma intanto i
poveri delle baracche continuano a chiedere favori a Totò: chi
vuole una pelliccia, chi una radio, chi un vestito e così via …
Chi vuole diventare alto, chi vuole diventare bianco e chi nero, e tutti
vogliono diventare ricchi … Un povero chiede un milione di milioni
di milioni di milioni di milioni, e un altro, per ripicca, un milione
di milioni di milioni di milioni di milioni più uno …ed ecco
che lo ha già fregato… e tutti si affannano per vedere esauditi
i propri desideri.
Finalmente, Totò riesce ad appartarsi in casa di Edvige e le chiede
di esprimere un desiderio: un paio di scarpe …, ma soltanto una
scarpa fa in tempo a comparire ai suoi piedi, perché due angeli
scesi dal paradiso sono riusciti a recuperare la miracolosa colomba.
Intanto è arrivata l’alba. L’accampamento assediato
dai gendarmi di Mobbi viene evacuato e la gente viene caricata sui cellulari.
Quando però arrivano a Milano in piazza Duomo, Totò rientra
in possesso della colomba che la signora Lolotta gli ha riportato: improvvisamente
i cellulari si aprono ed i poveri baraccati che si sono appropriati delle
scope degli spazzini della piazza si allontanano su di queste in volo,
tra le nubi, “verso un regno dove buongiorno vuol dire veramente
buongiorno”.
Scrive a proposito del film Stefania Parigi:
“Un dipinto di Pietre Bruegel, Proverbi
dai Paesi Bassi (1559), fa da sfondo ai titoli di testa di
"Miracolo a Milano". Con le sue accensioni coloristiche
– mortificate dal bianco e nero della pellicola -, i suoi personaggi
allucinati, brulicanti come formiche in uno spazio contratto e fortemente
simbolico, la tavola offre uno straordinario campionario della cultura
popolare del Cinquecento, di cui troviamo un perfetto omologo letterario
nell’ “isola dei proverbi” del Pantagruel
(1564) di Rabelais. Ispirata al Giudizio universale
di Bosh (quello inciso pochi anni prima da Hieronymus
Cock), la tavola si regge su un principio di narrazione non lineare, procede
per accumulazioni e contrasti di scene, tipi, mostri, ambienti, colori,
giocando sull’abolizione dello spazio e del tempo storici, e ricreando
le coordinate magiche della festa popolare, di cui, d’altra parte,
ogni rappresentazione di Giudizio universale riprende, da sempre, schemi
e umori. La fantasia esaltata dall’irruzione del demoniaco e dell’irriverente
anima un carnevalesco mondo alla rovescia che si esprime nello stile più
congeniale alla cultura popolare: il realismo grottesco. Tutto è
vivo, deformato da un pathos quasi caricaturale, e allo stesso tempo tutto
è allegorico e ricco di tensione morale.” (S. Parigi, Miracolo
a Milano, in De Sica : autore, regista, attore - a cura di
Lino Micciché, Venezia, 1992, p. 287).
Ma Il mondo alla rovescia è proprio l’antico
titolo del quadro di Bruegel. Esso derivava il proprio
nome dal simbolo del globo terrestre, dipinto come insegna della casa
che compare in primo piano sulla sinistra del dipinto. Il simbolo rinvia
così, alle soglie dell’età moderna, alla polemica
nei confronti del potere da parte delle classi subordinate, o meglio da
parte di quella che rappresenta, per dirla con lo storico inglese Christopher
Hill, la “frangia folle” di queste classi, ma sempre
con l’ avvertenza che “la follia, come la bellezza potrebbe
essere …nell’occhio di chi ci guarda” (C. Hill,
Il mondo alla rovescia, trad. it. Torino, 1981, p. 6).
Seconda parte
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