| Easy
rider è, in gergo, colui che si fa mantenere dalle
prostitute, un titolo polemico, nello stile del contenuto del film,
che viaggia sul registro della critica al conformismo della società
americana degli anni sessanta. Ma Easy
rider è anche la constatazione del fallimento sul
piano pratico delle culture alternative: la comune hippie che i
due protagonisti incontrano sul loro cammino sopravvive a stento
e l’esito del “viaggio” a base di Lsd costituisce
l’approdo ad un pessimismo di matrice neognostica.
Dietro le concezioni ufologiche di George e la cultura degli allucinogeni,
che rivela a Billy la sua “luminosità”, ciò
che fa capolino è appunto il messaggio di una moderna gnosi.
Chi sono i due protagonisti? Degli extraterrestri venuti a portare
la loro civiltà sulla terra? O più semplicemente delle
luci pneumatiche, degli angeli, come indica appunto il loro luogo
di provenienza: Los Angeles? La risposta non ha importanza, sono
l’una e l’altra cosa.
Wyatt e Billy presentano soltanto
un’immagine fittizia, la maschera di due personaggi famosi,
Capitan America e Buffalo Bill,
che ripetono l’eterna commedia del mito gnostico. Dopo aver
gettato dietro di sé il tempo, che è una creazione
del dio malvagio, i due si avviano verso il destino del proprio
carnevale, inteso nel senso etimologico della parola, come “carne
vale” (“addio alla carne”,
cioè, nel loro caso, all’incarnazione). Il viaggio
nella direzione opposta alla frontiera dei pionieri americani, ai
confini del mondo, anche se può cogliersi ancora una volta
come elemento polemico nei confronti della società americana,
rappresenta soprattutto un ritorno alla propria libera essenza spirituale,
in contrapposizione al principio ilico, femminile e materno (la
madre di Wyatt, che in un certo senso è anche l’America,
è “stupida” perché la materia è
priva di luce e non possiede la conoscenza).
Allo stesso modo di Simon Mago,
Wyatt e Billy incontrano in un bordello la loro Elena, simbolo della
prostituzione dell’anima alle potenze e alle passioni del
mondo. Così, insieme al loro doppio femminile, rivivono nel
cimitero il dramma della creazione di un mondo.
Piegata al senso di una cristologia gnostica, la preghiera cristiana
invoca l’avvento di un Salvatore
(un Soter), che liberi l’anima dalla prostituzione della carne.
La libertà che i due protagonisti di Easy
rider stanno cercando non appartiene perciò a questo
mondo. Che il danaro rende liberi non è vero. Lo comprende
benissimo Wyatt, che ha conseguito la gnosi, la conoscenza: “…Siamo
fregati”, obbietta all’amico, alludendo al fatto che
ora sono davvero prigionieri di questo mondo.
Il suicidio di Wyatt al termine del film, non è una vendetta,
ma più semplicemente un “uscire
dal mondo”… e magari la fuga di una generazione
che di fronte a un mondo che non è il migliore dei mondi
possibili si è rifugiata nei “paradisi
artificiali”.
Gianfranco Massetti
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