La vicenda si svolge in un antico oratorio, dal XVIII secolo adibito ad auditorium. Un uomo (il copista) illustra alla macchina da presa la storia e le caratteristiche dell’edificio. Si scopre poi che si sta rivolgendo a una telecamera dietro alla quale si nasconde un giornalista (con la voce di Fellini) intento a realizzare un servizio sull’orchestra che sta per prendere posto. I professori d’orchestra cominciano ad accomodarsi e la telecamera-m.d.p riprende tutto: gli orchestrali che parlano di se stessi e dei loro strumenti, le ritrosie di fronte all’intervista, le facezie scurrili e villane che fanno da ‘controcanto’ a chiunque parli, i comportamenti scomposti, l’assunzione di ansiolitici e superalcolici, il caos che non ha mai posa.
È presente anche un sindacalista, incaricato di tutelare gli interessi dei lavoratori/musicisti che non mancano di contestare qualsivoglia deviazione dalle clausole contrattuali.
La prova d’orchestra – alla cui direzione c’è un irascibile maestro di origine teutonica – si rivelano molto deludenti: un guazzabuglio di suoni e di rumori poco dissimili da quelli del traffico che avevamo sentito durante lo scorrere dei titoli di testa. I brani, apparentemente eseguiti correttamente, mancano in realtà di armonia, organicità e, con dizione di sintesi, di ‘concertazione’.
Il direttore si infuria molto ma gli orchestrali si prendono gioco di lui.
Nel frattempo si avvertono inquietanti scosse che fanno tremare le pareti, fino a che non si verifica un blackout. L’ambiente viene messo totalmente a soqquadro dai componenti dell’orchestra che, presi da goliardia, violenza e veemenza contestatoria, finiscono per imbrattare i muri di scritte dal sapore marcatamente sessantottino fino a trasformare l’oratorio in un grottesco caravanserraglio.
A questo punto una grande sfera d’acciaio sfonda una delle pareti dell’auditorium; l’atmosfera si fa, di lì a poco, lugubre e silenziosa. Lo scossone sembra aver placato l’attivismo dei personaggi che, in seguito alla parziale demolizione dell’edificio, riescono finalmente a trovare l’equilibrio sonoro che sembrava non appartenere loro e ad eseguire un brano con eleganza e coesione. Ma il direttore, manifestando un’ingiustificata iracondia, disprezzerà con pesanti critiche anche quest’ultima performance, che avrebbe invece meritato plausi.