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Una volta distribuito nelle sale,
il film seminò consensi e dissensi, la critica fu letteralmente
divisa a metà, sui giornali di settore si leggevano opinioni
totalmente discordanti.
I protagonisti di questo capolavoro sono Ascilto (Hiram
Keller) ed Encolpio (Martin Potter), due giovani romani, che vivono tentando
di cavarsela
con ogni espediente in una Roma imperiale decadente e volgare dominata
dalle nuove classi sociali, immersa in un ‘atmosfera a cavallo
tra la realtà e l’ immaginazione. I due si innamorano follemente
dell’ efebo Gitone (Max Born), che dopo essere passato tra le
mani di entrambi, sceglie Ascilto. A questo punto, Encolpio, sconfortato
dalla scelta dell’ efebo, si lascia andare in mille avventure
: passa da un terremoto ai suntuosi banchetti di una dimora di viziosi,
fino ad arrivare alla nave del pirata Lica al servizio dell ‘imperatore,
dove incontra di nuovo Gitone ed Ascilto.
La storia dei due prende forma
tra violenze carnali, rapimenti e pericoli di ogni tipo, da cui
emerge la figura del Minotauro con cui Encolpio combatte e viene sconfitto
. In seguito Ascilto muore ed Encolpio viene catapultato nella
triestezza
più profonda, fino ad imbarcarsi sulla nave del vecchio
poeta Eumolpo (Salvo Randone), diretta in Africa, il quale muore
trasformando
in erede colui che si nutre delle sue carni, ma Encolpio rifiuta.
Nel Satyricon di Fellini, il capolavoro di Petronio è preso solo
come spunto . Infatti il regista, accenna al testo da cui è tratto
il soggetto, solo in alcune occasioni, ma in ogni momento riesce a narrare
con estrema abilità gli stili di vita del passato, portando alla
luce numerose tendenze comportamentali della società moderna. Fellini ci narra la vita dell’ antica
Roma, trasportando lo spettatore
in una dimensione indefinita, in cui è tangibile l’ instabilità della
condizione umana, dove i sentimenti e le sensazioni sono onnipresenti.
Nella struttura narrativa sono visibili molte incongruenze, ma vengono
riscattate dalla estrema forza suggestiva che il film sprigiona
in tutti i suoi 138 minuti di durata.
La regia di Fellini ebbe la nomination all ‘Oscar, ma buona
parte del cast non fu da meno: Fanfulla, uno degli attori
non protagonisti,
ricevette nel 1970 il nastro d’argento, insieme a Giuseppe
Rotunno per la fotografia e a Danilo Donati per la scenografia
e i costumi.
Il lavoro di Danilo Donati fu determinante per la riuscita del
film, infatti con grande abilità, riprodusse fedelmente
le ambientazioni e i costumi della società romana ai tempi
dell ‘impero,
non dimenticando nulla, prestando attenzione ai più piccoli
particolari . Danilo Donati è classificato dalla critica
e dagli addetti ai lavori, come uno dei professionisti più seri
e preparati che il cinema abbia mai avuto, dopo innumerevoli lavori
svolti nei film
dei maggiori registi sia italiani che stranieri, arriva alla sua
ultima collaborazione avvenuta nel film Pinocchio di Roberto Benigni
del 2001
con cui vince il David di Donatello sia per la scenografia che
per i costumi, lasciando il mondo del cinema, come scrisse di
lui un critico,
con la “solita classe”.
Saverio Frisina
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