Le motivazioni
che spingono alla realizzazione di un’opera cinematografica
rappresentano sempre un dato decisivo ai fini della sua comprensione
e la genesi di
Intolerance (id., 1916) non fa certo eccezione.
Infatti, dopo le furiose polemiche e gli episodi di razzismo che
seguono l’uscita della Nascita
di una nazione (The
Birth of a Nation, 1915) D. W. Griffith prende la decisione di dirigere
un monumentale film con il preciso intento di scrollarsi di dosso
le forti accuse di xenofobia pervenutegli da più parti.
Intolerance viene realizzato sostanzialmente in due tempi. Il nucleo
originario (The mother and the law), ispirato ad alcuni fatti di
cronaca, prende vita alla fine del 1914 subito dopo La
Nascita di una Nazione, in seno alla Reliance-Majestic; in seguito alla
costituzione della società Triangle, però, il regista
decide di rilevare il film per inserirlo in una pellicola di più ampio
respiro ispirata alla lotta dell’amore durante i secoli (questo è uno
dei sottotitoli di Intolerance). La pellicola originaria verrà quindi
a trasformarsi in uno dei quattro episodi, l’uno interrelato
all’altro, che compongono l’opera finale.
Uno dei tratti che risultano maggiormente evidenti a chi si approccia
a Intolerance è la sua notevole complessità strutturale
e compositiva, a causa di due fattori principali. Il primo è la
già citata presenza simultanea di quattro narrazioni parallele
unite, da un punto di vista contenutistico, solamente dal tema
dell’intolleranza attraverso i secoli e, da un punto di vista
figurativo, da una “culla che dondola senza posa” (la
madre di fianco è Lillian Gish, una delle più famose
attrici del cinema muto), immagine ispirata da alcuni versi di
Walt Whitman. Il secondo fattore di complessità può essere
ricondotto all’inusitata estensione della pellicola: quattordici
bobine per un ammontare di oltre duecento minuti di proiezione.
Non è facile quindi addentrarsi nell’intreccio di
questo film, ma forse, a conti fatti, non è nemmeno indispensabile
ai fini della comprensione della sua importanza storica. Ad ogni
modo, è opportuno fornire alcune coordinate per comprenderne
lo sviluppo narrativo.
L’episodio ambientato nella Babilonia del 539 a.C. vede
l’intrecciarsi della storia privata di una ragazza – la
fanciulla dai monti - irrequieta e vitale con l’avvenimento
storico della caduta di Babilonia per mano dei Persiani di Ciro
il Grande. Agli sfarzi, che impressionarono non poco i primi spettatori
di questo film, si sostituirà alla fine il dramma della
morte in battaglia della ragazza (che tanto si era prodigata per
resistere al primo assedio e per contrastare il tradimento del
sacerdote di Bel) e del suicidio del re Belsazzar e della sua neosposa.
Nell’episodio ebraico vengono rappresentate tre note parabole
evangeliche: i Farisei al Tempio, le nozze
di Cana e la Maddalena.
L’episodio denominato La notte di San
Bartolomeo mette in
scena la persecuzione dei protestanti francesi (gli Ugonotti) durante
il regno di Carlo IX nel 1572. Nonostante i tentativi di porre
fine all’intolleranza tramite matrimoni combinati, come quello
tra Margherita di Valois ed Enrico di Navarra, la crudeltà di
Catarina de’ Medici, vera ispiratrice delle repressioni,
la quale “nasconde l’intolleranza verso gli Ugonotti
dietro la religione cattolica”, arriverà alla fine
a causare lo sterminio dei protestanti; con loro verrà violentata
e uccisa anche la protagonista della storia intimistica (l’amore
tra una serva e un soldato mercenario) racchiusa nel più ampio
racconto storico.
Ma è l’episodio contemporaneo quello più ricco
e più riuscito. Siamo in una città dell’Ovest.
Sboccia l’amore tra una contadina – Piccola
Cara – e
un operaio. Dopo la repressione nel sangue di uno sciopero indetto
dal ragazzo e dai suoi colleghi, i due sono costretti ad emigrare
in città. Il ragazzo conosce il vizio e l’illegalità ma
poi si redime e decide di sposare Piccola Cara, se non fosse che
il Boss per cui lavorava lo fa arrestare per un furto di cui non è responsabile.
Quando il ragazzo è in carcere, la contadina dà alla
luce un figlio ma questo le viene portato via da “alcune
ambiziose signore riunite per l’elevazione dell’umanità”.
Anche dopo la scarcerazione del ragazzo le disgrazie fatalmente
continuano. Infatti il boss, invaghitosi di Piccola Cara, cerca
di violentarla ma viene scoperto e ucciso dall’amante, dell’omicidio
verrà però ingiustamente accusato il ragazzo, anche
se la sua innocenza sembra evidente. Questa volta però si
approderà ad un happy ending: la vera assassina si costituirà e
il ragazzo verrà salvato in extremis dall’esecuzione
capitale. Ai due, nel finale, verrà restituito anche il
figlio.
> Intolerance,
pagina II
David Wark Griffith -
Nascita
di una nazione (The Birth of a Nation, 1915)