Una sera al Korova
Milk Bar, con la sua banda di Drughi, Alex pensa a come soddisferà il suo bisogno di ultraviolenza. E’ notte e, dopo aver dato sfogo ai propria aggressività contro un barbone, i quattro Drughi si scontrano con i ragazzi della banda di Billy Boy, che stanno violentando una ragazza sul palcoscenico di un teatro abbandonato. L’intervento della polizia interrompe la rissa e i Drughi si allontanano in macchina a folle velocità verso la periferia; quindi giungono a una casa di campagna dove Alex si presenta in cerca di soccorso per un presunto incidente stradale. Cadendo nel trabocchetto, la copia di sposi che vive nell’abitazione viene così immobilizzata da quattro aggressori mascherati che violentano la donna e massacrano di botte il marito al ritmo di Singin'
in the rain, che Alex canta e fischietta per tutto il tempo.
Di ritorno dalla scorreria, i Drughi fanno di nuovo tappa al Korova Milk Bar, dove Alex confessa agli amici la sua passione per la musica di Beethoven. Ritornato a casa propria, egli trova infine un po’ di tranquillità nell’ascolto, appunto, dell’Inno alla gioia.
Al mattino, dopo che i genitori sono andati al lavoro, Alex riceve la visita del suo assistente sociale, che lo sospetta coinvolto nelle violenze della sera precedente. Sotto casa, invece, lo attendono i compagni di scorrerie che contestano il suo ruolo di capo. Fingendo di adeguarsi alle loro decisioni, Alex approfitta di una tranquilla passeggiata lungo il Tamigi per picchiarli a dovere e ristabilire così la propria leadership. Insieme ai tre, si allontana quindi verso la campagna per una nuova impresa: l’aggressione a un’anziana signora che vive in solitudine coi suoi gatti.
Dopo che ha cercato invano di sfruttare lo stratagemma della sera precedente, Alex si introduce nella casa della signora attraverso una finestra del piano superiore. La donna, però, ha già telefonato alla polizia ed ingaggia una schermaglia con l’intruso, venendo infine colpita con una scultura a forma di fallo. Precipitatosi all’uscita, Alex viene a sua volta tramortito dai compagni che si sbarazzano in questo modo di lui, lasciandolo nelle mani delle forze dell’ordine.
Al
comando di polizia, il Drugo viene picchiato dagli agenti ed apprende
che la vecchia signora è morta. Condannato perciò a quattordici anni
di detenzione, viene tradotto in carcere ed affidato all’opera rieducativa
di un cappellano. Conquistandosi la fiducia di quest’ultimo grazie
al suo comportamento ipocrita, Alex ottiene successivamente alcune
informazioni intorno a una cura sperimentale, la “cura
Ludovico”,
un trattamento psicologico subliminale che consente di annientare
gli istinti malvagi e di recuperare immediatamente la libertà.
Così, durante una visita al carcere da parte del Ministro degli Interni, Alex
si offre volontariamente per essere sottoposto alla cura. Trasferito pertanto
alla clinica del dottor Brodsky, gli vengono somministrati degli psicofarmaci
ed è costretto ad assistere a film di atrocità e a documentari di propaganda
nazista, che in breve tempo sviluppano in lui un esasperato malessere e un senso
di nausea nei confronti di qualsiasi manifestazione di violenza. Unico inconveniente è che
tale reazione si manifesta anche all’ascolto della Nona sinfonia del suo amato
Beethoven, che è stata erroneamente aggiunta alla proiezione dei filmati. L’esito
della cura verrà infine certificato alla
presenza delle autorità. Alex non solo risulta incapace di reagire
alla violenza, ma prova un senso di nausea e un sentimento d’inibizione
addirittura davanti a una giovane donna che gli si offre nuda. La
cura Ludovico ha funzionato ed Alex viene rimesso perciò in libertà.
Tuttavia, i suoi guai cominciano proprio adesso. Ritornato dai genitori,
Alex viene praticamente ripudiato e cacciato di casa, in quanto
nell’affetto
di questi ultimi ha preso il posto un altro giovane che è stato
da loro adottato. Disperato, Alex vaga lungo le rive del Tamigi
ed incontra sulla sua strada il barbone che aveva aggredito con
la sua banda. Ora la sorte si rovescia e ad essere malmenato stavolta è lui.
Soccorso da due agenti dell’ordine, si accorge che si tratta di
due dei suoi vecchi amici di scorrerie, adesso al servizio dello
Stato. Dopo averlo caricato in una macchina, i due lo conducono
in un luogo isolato dove lo picchiano per bene.
Abbandonato in aperta campagna, Alex dopo aver
camminato a lungo trova rifugio in casa del signor Alexander,
a cui racconta della “cura Ludovico” e dei suoi disastrosi effetti. Intellettuale
progressista legato all’opposizione politica del governo in carica,
il signor Alexander decide allora di proteggere il giovane per usare
la sua vicenda a fini propagandistici in occasione delle prossime
elezioni. Mentre Alex si ristora con un bagno caldo, fischiettando
le note di Singin' in the rain, viene però riconosciuto dal suo benefattore.
Il signor Alexander, infatti, non è altri che la prima vittima degli
atti criminosi dei Drughi. Dopo avere subito la loro aggressione,
sua moglie è morta e lui è ridotto a muoversi su una sedia a rotelle.
In presenza di due parlamentari dell’opposizione, che il signor Alexander ha
convocato a casa sua, l’ex Drugo racconterà degli effetti che la “cura Ludovico” ha
lasciato su di lui, compreso il sentimento di repulsione per la musica del suo
amato Beethoven. Stordito poi da un sonnifero che il padrone di casa gli ha somministrato
nel bicchiere di vino, Alex si risveglia nella mansarda di un appartamento al
suono della Nona sinfonia. Esasperato da quella musica per lui insopportabile,
cerca allora di suicidarsi lanciandosi da una delle finestre. L’esito è il ricovero
al reparto di traumatologia di un ospedale, dove Alex si risveglia completamente
immobilizzato dal gesso. Una campagna di stampa abilmente orchestrata dall’opposizione,
che lo crede spacciato, accusa il governo di crudeltà. Sottoposto invece ad un
trattamento di riabilitazione dei suoi normali istinti aggressivi, Alex accetta
in cambio di uno stipendio di collaborare con il Governo per denunciare l’opposizione. segue...