Con questo
film, siamo abbastanza lontani dai personaggi della "trilogia
del dollaro". Quelli erano delle maschere da palcoscenico,
invece qui ci aggiriamo intorno alla dimensione del romanzo psicologico.
Parallelamente, vediamo le componenti sado-masochiste presenti
nel genere western evolvere in direzione di una libido omoerotica
rimossa, che fa da sfondo all'intera vicenda di "C'era una
volta in America". Non a caso, Carol e Deborah, entrambe le
donne che Noodles riesce ad avere con la violenza, diventano le
amanti di Max, mentre il figlio di Max e Deborah porta lo stesso
nome di Noodles. A margine della vicenda, la profonda religiosità del
misticismo erotico del "Cantico dei Cantici" si trasforma
nella cinica parodia della piccola Deborah, che irride la devozione
del giovane Noodles. Tuttavia, Leone è soprattutto un grande
regista epico, un costruttore di miti, e si sa che i miti parlano
in un linguaggio simbolico, riconducendo la realtà a stereotipi.
Quello della "trilogia del dollaro" era lo stereotipo
racchiuso nella tipologia umana de "Il brutto, il buono e
il cattivo". Nel quartiere degli immigrati di New York, in "C'era
una volta in America", è lo stereotipo della proverbiale "furbizia
e scarsa onestà" dell'italiano, impersonata dal poliziotto
corrotto che si lascia ricattare dai ragazzi, o quello dell'altrettanto
proverbiale "intelligenza ebraica", incarnata dal giovane
Max, che riesce ad ideare un geniale sistema di recupero delle
casse di whisky affondate dai contrabbandieri nel porto. In "C'era
un volta in America", si tratta ancora e soprattutto dello
stereotipo delle due anime dell'ebraismo europeo, che sono cristallizzate
nei ritratti somatici e nell'inclinazione psicologica di Noodles
(Robert De Niro) e Max (James Woods): l'ebraismo "sefardita",
con le sue istanze tradizionaliste e nostalgico-conservatrici,
e l'ebraismo "askenazita", proiettato verso il progresso
ed il razionalismo scientifico. La nostalgia di Noodles, che è poi
la medesima nostalgia dei films di Leone, deriva dalla percezione
della ineluttabilità del progresso, che nella sua corsa
verso il nulla travolge ogni cosa, persino la memoria. La "trilogia
del dollaro" si conclude in modo significativo con la rievocazione
della guerra civile americana, che prelude al tramonto del mito
della frontiera con "C'era una volta il west". I "fuori
legge" si avviano così a diventare i gangsters del
quartiere ebraico, degli sradicati "senza Legge" che
hanno dimenticato il senso profondamente religioso della Torah.
Il west di Leone si presenta come un paesaggio duro e scabroso,
un mondo che sconta l'assenza di Dio, così come l'assoluta
assenza dei pellirossa: discreta denuncia del genocidio perpetrato
dai bianchi. Su questo teatro, il bene e il male si confrontano
nel duello degli sguardi dei pistoleros, come scintille disperse
per effetto di uno "zimzum" cabalistico. Fra la "trilogia
del dollaro" e "C'era una volta in America" si colloca
un film come "Giù la testa", diversamente allusivo
delle illusioni e delle delusioni politiche di Sergio Leone e delle
sue istanze di "giustizia" sociale. " Giù la
testa" racconta con ironia e drammaticità di rivoluzionari
e di rivoluzioni tradite. La figura del "giustiziere" (il
colonnello) che è presente nel film "Per qualche dollaro
in più" diventerà in "C'era una volta in
America" l'immagine cabalistica di Tsedek, il Giusto, impersonato
da Noodles. Attraverso la delusione per le rivoluzioni tradite
di "Giù la testa", Leone sembra così approdato
alla dottrina del "tikkun" della mistica ebraica.
Gianfranco
Massetti |