Nella
città sotterranea, Freder è a sua volta venuto in possesso
di alcune piantine che descrivono il percorso per raggiungere le antiche catacombe,
dove Maria terrà agli operai il suo prossimo sermone. Il regista
ricorre stavolta al parallelo con le catacombe dei primi cristiani.
Maria racconta agli operai la storia della torre di Babele e
dice che i capi di questa città si dimostrarono incuranti degli schiavi,
esattamente come i capi di Metropolis si dimostrano oggi incuranti
nei confronti degli operai. Per salvare Metropolis bisogna allora che
il cuore possa parlare affinché si trovi un mediatore tra le due città:
un mediatore tra coloro che comandano e coloro che obbediscono, tra il cuore
e la mente.
Al sermone assistono anche Rotwang e Fredersen, che insieme
hanno potuto decifrare il significato dei disegni in loro possesso e hanno
così raggiunto le catacombe. Dopo aver parlato agli operai, Maria
si apparta con Freder e gli da appuntamento per il giorno seguente.
Tuttavia, i due non potranno incontrarsi perché Rotwang rapisce
la ragazza per creare un robot che abbia le sue medesime fattezze. Quindi
si presenta a Fredersen e lo persuade ad impiegare la falsa Maria per
creare discordia tra gli operai, in modo da tenerli meglio sotto controllo.
E' a questo punto che si rivela però l'odio di Rotwang nei confronti
di Fredersen. Infatti, lo scienziato utilizza il robot per incitare
gli operai alla rivolta, e provoca in questo modo l'inondazione della città
sotterranea. La vera Maria che nel frattempo è riuscita a liberarsi
corre a salvare i bambini e cerca di rallentare l'inondazione della città.
Intanto, a Metropolis manca la luce. Gli operai che si rendono conto
del disastro catturano la falsa Maria e nel tentativo di bruciarla scoprono
che si tratta di un robot. Freder che invece ritrova la vera Maria
è costretto ad ingaggiare una lotta contro Rotwang, che muore.
Nella scena finale, Fredersen, sollecitato da suo figlio, stringe la
mano al capo degli operai che procedono verso di lui, consacrando secondo
le parole di Kracauer un'"alleanza simbolica tra capitale e
lavoro":
"Sembra a tutta prima che Freder abbia convertito il padre - scrive
Kracauer -; in realtà è l'industriale che ha giocato
il figlio. La sua concessione non è che una mossa politica che, oltre
a impedire agli operai di vincere la loro battaglia, gli permette di rafforzare
il suo dominio su di loro. Lo stratagemma dell'automa si è rivelato
una stoltezza in quanto poggiava su una conoscenza insufficiente della mentalità
delle masse; cedendo a Freder l'industriale raggiunge un intimo contatto con
gli operai ed è così in grado di influenzare la loro mentalità.
Egli permette al cuore di parlare
ma a un cuore accessibile alle sue
insinuazioni." ( op. cit., p. 169).
Sarebbe quindi in virtù di questo trionfo del "totalitarismo
assoluto" (S. Kracauer, op. cit., p. 170) che andrebbe
collocata la scelta da parte di Goebbels di affidare a Fritz Lang
la realizzazione dei film nazisti. Come appunto ebbe a dichiarare il regista,
Goebbels, dopo l'avvento di Hitler al potere, lo fece convocare
e gli disse che tale decisione risaliva alla stessa volontà del Fürer,
che diversi anni prima aveva visto insieme con lui Metropolis. Tuttavia,
è lecito sospettare che, se Hitler era disposto ad ignorare
le origini ebraiche del regista, i motivi che lo spingevano a questa scelta
dovevano essere ben più profondi. E, in effetti, Kracauer parla
a proposito di Metropolis "di contenuti sotterranei, che, come
merce di contrabbando, hanno attraversato le frontiere della coscienza senza
subire ispezioni." ( op. cit., p. 168).
Un fatto è, ad esempio, che gli operai di Metropolis richiamino,
più che i proletari del Manifesto di Marx ed Engels,
gli schiavi dell'Antico Egitto. A tal proposito, il riferimento biblico alla
torre di Babele può essere molto interessante. Esso viene menzionato
nel libro della Genesi, dopo il racconto mitico del diluvio universale,
che pone fine all'epoca dei Giganti, i quali sarebbero quegli eroi dell'antichità
che furono generati dagli angeli ribelli e dalle figlie degli uomini. L'uccisione
dell'ultimo di essi da parte di Davide segnerà l'avvento del
regno ebraico di Israele.
Ora, il riferimento all'esistenza delle due città, ed in particolare
alla città sotterranea, all'alluvione che minaccia di distruggere Metropolis,
simbolo di una civiltà altamente evoluta, ed il riferimento ancora
allo spirito di magia, che aleggia intorno alla figura dello scienziato stregone,
insieme all'idea ribadita più volte della necessità di stipulare
un patto tra le due città sono tutti elementi che non sono di poco
conto, se affrontati alla luce delle credenze esoteriche dei nazisti.
Poco prima dell'apparizione di Metropolis, l'anno in cui Hitler
pubblica il Mein Kampf, in Europa fa la sua comparsa anche il libro
di Ferdinando Ossendowsky, Bestie uomini e dei. L'autore, un
ex ufficiale zarista, vi raccontava le avventure del suo viaggio attraverso
la Siberia e la Mongolia per sfuggire ai bolscevichi. Egli riferisce
di strani personaggi incontrati lungo il cammino a cui fa risalire l'affermazione
dell'esistenza di una città sotterranea, che partecipa dei cosiddetti
"misteri cosmici" e che sarebbe governata dal "Re del Mondo".
Prima di Ossendowsky, l'idea di Agarttha, così si chiama
la città, e del suo misterioso governatore, il Brahmâtmâ,
era stata messa a conoscenza del vasto pubblico occidentale dall'opera postuma
di Saint-Yves d'Alveydre, dal titolo La mission de l'Inde. Il
libro di Saint-Yves era stato pubblicato nel 1910, ma i riferimenti
all'Agarttha ed al suo capo erano tuttavia già contenuti in
un'opera di Louis Jacolliot dal titolo Les fils de Dieu. Il
racconto di Ossendowsky su questa città sotterranea arriva dunque
in ordine di tempo per ultimo. L'Agarttha egli la chiama però
Agharti (secondo la pronuncia mongola) e la mette in relazione con
un'altra misteriosa città sotterranea, quella di Schamballah.
Entrambe sarebbero comunque il residuo di una civiltà altamente evoluta
e scomparsa a seguito di una catastrofe come quella di Atlantide.
Per un'altra via, il mito di Schamballah e quello di Agharti avrebbe
finito per entrare a far parte del corpo di credenze esoteriche del nazismo,
attraverso la figura di Karl Haushoffer. Nato nel 1869, questi sarebbe
stato iniziato in Giappone ad una società esoterica buddista, mentre
poi avrebbe più volte soggiornato anche in India. Dopo la prima guerra
mondiale, Haushoffer si sarebbe dedicato agli studi di geopolitica e sarebbe
stato uno dei principali ispiratori di Thule, una società più
o meno esoterica, il cui nome rimanda al mito germanico di un'isola scomparsa
nell'estremo nord del continente europeo. Haushoffer, che avrebbe assiduamente
frequentato Hitler durante la sua detenzione dopo il tentato putsch di Monaco,
sarebbe stato altresì colui che ispirò il programma di egemonia
politico-militare della Germania, illustrato nel Mein Kampf. Sempre
Haushoffer sarebbe infine colui che scelse la croce uncinata come emblema
del partito nazista, in sintonia con l'idea, derivata dalla Società
Teosofica, secondo cui la razza ariana avrebbe avuto la propria origine
in Tibet, dove il simbolo dello svastica è nato.
In particolare, sembra che gli aderenti al gruppo Thule credessero
alla derivazione della razza ariana dai giganti antidiluviani che abitarono
le terre divenute il deserto del Gobi in seguito ad una catastrofe
non meglio precisata. La culla dell'antica civiltà ariana si sarebbe
dunque estesa dal Turkhestan al Pamir e dal Gobi al Tibet
al comando dei detentori di un'evoluta civiltà scomparsa. Nelle cavità
della terra, sotto la catena montuosa himalayana, i loro discendenti si sarebbero
scissi in due ordini iniziatici: "la via della mano destra" e "la
via della mano sinistra", rispettivamente identificabili in Agharti,
la città del bene, e Schamballah, la città della potenza,
i cui maghi comandano gli elementi della natura e le masse umane.
Teorie pseudo scientifiche come quella di Bender della terra cava,
o come quella di Horbiger del ghiaccio eterno contribuirono infine ad avvallare
queste tesi intorno all'esistenza delle civiltà dei continenti scomparsi,
sulle cui credenze si allungava l'ombra della Società Teosofica,
coll'idea della mutazione della razza umana e di strani patti che dovevano
essere stipulati con i Signori usciti dalla terra, i quali avrebbero determinato
il destino da dominatori o da schiavi all'interno delle nuove città
che sarebbero sorte.
Queste idee prendono forma già prima della nascita del nazismo, con
la berlinese "Loggia luminosa", denominata anche "Società
del vril". Fulcro essenziale del pensiero di questa Loggia sono le
concezioni espresse in un romanzo dal titolo La razza che ci soppianterà
dell'inglese Bulwer Lytton. Questi era membro del gruppo dei 144 dignitari
massoni che nel 1867, alla guida di Wentwort Little, avevano costituito
la sedicente Società Rosa-crociana inglese, da cui nel 1887
si sarebbe staccata la "Golden Dawn".
L'idea sostenuta dai nazisti di produrre una mutazione genetica a vantaggio
della razza ariana discende dal punto di vista filologico da tali premesse.
La logica dei campi di sterminio risiederà nell'assunto di schiavizzare
coloro che, secondo nefaste considerazioni pseudo antropologiche, messe in
circolazione dagli occultisti, avrebbero conservato la memoria genetica degli
atlantidi, sopra i quali la civiltà di Thule doveva nuovamente
trionfare.
E' chiaro che se con tutte queste idee Metropolis non aveva niente
a che spartire, il regista in alcuni punti del film era però riuscito
a cogliere ciò che di esse vi era nell'aria.
Massetti Gianfranco
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