Metropolis - seconda parte

 

Nella città sotterranea, Freder è a sua volta venuto in possesso di alcune piantine che descrivono il percorso per raggiungere le antiche catacombe, dove Maria terrà agli operai il suo prossimo sermone. Il regista ricorre stavolta al parallelo con le catacombe dei primi cristiani.
Maria racconta agli operai la storia della torre di Babele e dice che i capi di questa città si dimostrarono incuranti degli schiavi, esattamente come i capi di Metropolis si dimostrano oggi incuranti nei confronti degli operai. Per salvare Metropolis bisogna allora che il cuore possa parlare affinché si trovi un mediatore tra le due città: un mediatore tra coloro che comandano e coloro che obbediscono, tra il cuore e la mente.
Al sermone assistono anche Rotwang e Fredersen, che insieme hanno potuto decifrare il significato dei disegni in loro possesso e hanno così raggiunto le catacombe. Dopo aver parlato agli operai, Maria si apparta con Freder e gli da appuntamento per il giorno seguente. Tuttavia, i due non potranno incontrarsi perché Rotwang rapisce la ragazza per creare un robot che abbia le sue medesime fattezze. Quindi si presenta a Fredersen e lo persuade ad impiegare la falsa Maria per creare discordia tra gli operai, in modo da tenerli meglio sotto controllo.
E' a questo punto che si rivela però l'odio di Rotwang nei confronti di Fredersen. Infatti, lo scienziato utilizza il robot per incitare gli operai alla rivolta, e provoca in questo modo l'inondazione della città sotterranea. La vera Maria che nel frattempo è riuscita a liberarsi corre a salvare i bambini e cerca di rallentare l'inondazione della città. Intanto, a Metropolis manca la luce. Gli operai che si rendono conto del disastro catturano la falsa Maria e nel tentativo di bruciarla scoprono che si tratta di un robot. Freder che invece ritrova la vera Maria è costretto ad ingaggiare una lotta contro Rotwang, che muore.
Nella scena finale, Fredersen, sollecitato da suo figlio, stringe la mano al capo degli operai che procedono verso di lui, consacrando secondo le parole di Kracauer un'"alleanza simbolica tra capitale e lavoro":
"Sembra a tutta prima che Freder abbia convertito il padre - scrive Kracauer -; in realtà è l'industriale che ha giocato il figlio. La sua concessione non è che una mossa politica che, oltre a impedire agli operai di vincere la loro battaglia, gli permette di rafforzare il suo dominio su di loro. Lo stratagemma dell'automa si è rivelato una stoltezza in quanto poggiava su una conoscenza insufficiente della mentalità delle masse; cedendo a Freder l'industriale raggiunge un intimo contatto con gli operai ed è così in grado di influenzare la loro mentalità. Egli permette al cuore di parlare… ma a un cuore accessibile alle sue insinuazioni." ( op. cit., p. 169).
Sarebbe quindi in virtù di questo trionfo del "totalitarismo assoluto" (S. Kracauer, op. cit., p. 170) che andrebbe collocata la scelta da parte di Goebbels di affidare a Fritz Lang la realizzazione dei film nazisti. Come appunto ebbe a dichiarare il regista, Goebbels, dopo l'avvento di Hitler al potere, lo fece convocare e gli disse che tale decisione risaliva alla stessa volontà del Fürer, che diversi anni prima aveva visto insieme con lui Metropolis. Tuttavia, è lecito sospettare che, se Hitler era disposto ad ignorare le origini ebraiche del regista, i motivi che lo spingevano a questa scelta dovevano essere ben più profondi. E, in effetti, Kracauer parla a proposito di Metropolis "di contenuti sotterranei, che, come merce di contrabbando, hanno attraversato le frontiere della coscienza senza subire ispezioni." ( op. cit., p. 168).
Un fatto è, ad esempio, che gli operai di Metropolis richiamino, più che i proletari del Manifesto di Marx ed Engels, gli schiavi dell'Antico Egitto. A tal proposito, il riferimento biblico alla torre di Babele può essere molto interessante. Esso viene menzionato nel libro della Genesi, dopo il racconto mitico del diluvio universale, che pone fine all'epoca dei Giganti, i quali sarebbero quegli eroi dell'antichità che furono generati dagli angeli ribelli e dalle figlie degli uomini. L'uccisione dell'ultimo di essi da parte di Davide segnerà l'avvento del regno ebraico di Israele.
Ora, il riferimento all'esistenza delle due città, ed in particolare alla città sotterranea, all'alluvione che minaccia di distruggere Metropolis, simbolo di una civiltà altamente evoluta, ed il riferimento ancora allo spirito di magia, che aleggia intorno alla figura dello scienziato stregone, insieme all'idea ribadita più volte della necessità di stipulare un patto tra le due città sono tutti elementi che non sono di poco conto, se affrontati alla luce delle credenze esoteriche dei nazisti.
Poco prima dell'apparizione di Metropolis, l'anno in cui Hitler pubblica il Mein Kampf, in Europa fa la sua comparsa anche il libro di Ferdinando Ossendowsky, Bestie uomini e dei. L'autore, un ex ufficiale zarista, vi raccontava le avventure del suo viaggio attraverso la Siberia e la Mongolia per sfuggire ai bolscevichi. Egli riferisce di strani personaggi incontrati lungo il cammino a cui fa risalire l'affermazione dell'esistenza di una città sotterranea, che partecipa dei cosiddetti "misteri cosmici" e che sarebbe governata dal "Re del Mondo". Prima di Ossendowsky, l'idea di Agarttha, così si chiama la città, e del suo misterioso governatore, il Brahmâtmâ, era stata messa a conoscenza del vasto pubblico occidentale dall'opera postuma di Saint-Yves d'Alveydre, dal titolo La mission de l'Inde. Il libro di Saint-Yves era stato pubblicato nel 1910, ma i riferimenti all'Agarttha ed al suo capo erano tuttavia già contenuti in un'opera di Louis Jacolliot dal titolo Les fils de Dieu. Il racconto di Ossendowsky su questa città sotterranea arriva dunque in ordine di tempo per ultimo. L'Agarttha egli la chiama però Agharti (secondo la pronuncia mongola) e la mette in relazione con un'altra misteriosa città sotterranea, quella di Schamballah. Entrambe sarebbero comunque il residuo di una civiltà altamente evoluta e scomparsa a seguito di una catastrofe come quella di Atlantide.
Per un'altra via, il mito di Schamballah e quello di Agharti avrebbe finito per entrare a far parte del corpo di credenze esoteriche del nazismo, attraverso la figura di Karl Haushoffer. Nato nel 1869, questi sarebbe stato iniziato in Giappone ad una società esoterica buddista, mentre poi avrebbe più volte soggiornato anche in India. Dopo la prima guerra mondiale, Haushoffer si sarebbe dedicato agli studi di geopolitica e sarebbe stato uno dei principali ispiratori di Thule, una società più o meno esoterica, il cui nome rimanda al mito germanico di un'isola scomparsa nell'estremo nord del continente europeo. Haushoffer, che avrebbe assiduamente frequentato Hitler durante la sua detenzione dopo il tentato putsch di Monaco, sarebbe stato altresì colui che ispirò il programma di egemonia politico-militare della Germania, illustrato nel Mein Kampf. Sempre Haushoffer sarebbe infine colui che scelse la croce uncinata come emblema del partito nazista, in sintonia con l'idea, derivata dalla Società Teosofica, secondo cui la razza ariana avrebbe avuto la propria origine in Tibet, dove il simbolo dello svastica è nato.
In particolare, sembra che gli aderenti al gruppo Thule credessero alla derivazione della razza ariana dai giganti antidiluviani che abitarono le terre divenute il deserto del Gobi in seguito ad una catastrofe non meglio precisata. La culla dell'antica civiltà ariana si sarebbe dunque estesa dal Turkhestan al Pamir e dal Gobi al Tibet al comando dei detentori di un'evoluta civiltà scomparsa. Nelle cavità della terra, sotto la catena montuosa himalayana, i loro discendenti si sarebbero scissi in due ordini iniziatici: "la via della mano destra" e "la via della mano sinistra", rispettivamente identificabili in Agharti, la città del bene, e Schamballah, la città della potenza, i cui maghi comandano gli elementi della natura e le masse umane.
Teorie pseudo scientifiche come quella di Bender della terra cava, o come quella di Horbiger del ghiaccio eterno contribuirono infine ad avvallare queste tesi intorno all'esistenza delle civiltà dei continenti scomparsi, sulle cui credenze si allungava l'ombra della Società Teosofica, coll'idea della mutazione della razza umana e di strani patti che dovevano essere stipulati con i Signori usciti dalla terra, i quali avrebbero determinato il destino da dominatori o da schiavi all'interno delle nuove città che sarebbero sorte.
Queste idee prendono forma già prima della nascita del nazismo, con la berlinese "Loggia luminosa", denominata anche "Società del vril". Fulcro essenziale del pensiero di questa Loggia sono le concezioni espresse in un romanzo dal titolo La razza che ci soppianterà dell'inglese Bulwer Lytton. Questi era membro del gruppo dei 144 dignitari massoni che nel 1867, alla guida di Wentwort Little, avevano costituito la sedicente Società Rosa-crociana inglese, da cui nel 1887 si sarebbe staccata la "Golden Dawn".
L'idea sostenuta dai nazisti di produrre una mutazione genetica a vantaggio della razza ariana discende dal punto di vista filologico da tali premesse. La logica dei campi di sterminio risiederà nell'assunto di schiavizzare coloro che, secondo nefaste considerazioni pseudo antropologiche, messe in circolazione dagli occultisti, avrebbero conservato la memoria genetica degli atlantidi, sopra i quali la civiltà di Thule doveva nuovamente trionfare.
E' chiaro che se con tutte queste idee Metropolis non aveva niente a che spartire, il regista in alcuni punti del film era però riuscito a cogliere ciò che di esse vi era nell'aria.


Massetti Gianfranco

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