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Faust - Friedrich Wilhelm Murnau - [ 1 ] [ 2 ] [ 3 ] [ 4 ]

Sopraffatto dalla rabbia della propria impotenza, Faust distrugge tutti i libri presenti nel suo laboratorio di alchimista e dinanzi alla gente che invoca il suo intervento, egli non esita a dichiarare il proprio fallimento e il fallimento di qualsiasi speranza umana di poter sopravvivere alla morte. “Lasciatemi in pace! Siamo persi, non c’è Fede né Saggezza che possano aiutare. E’ tutto una grande menzogna!”, dice lo scienziato. Cercando rifugio nella propria soffitta, dove prosegue l’opera di distruzione dei suoi libri, Faust s’imbatte in una pagina di un libro di magia che attira la sua attenzione. Egli prende il libro e, di notte, lascia la città e si allontana in mezzo ai campi, sotto la luna piena. Giunto a un crocicchio, si ferma e con il libro di magia traccia un cerchio nella polvere e grida: “ Invoco il tuo aiuto, Re delle tenebre. Appari!”

 

Il cerchio magico intorno a lui si incendia ed un vento di tempesta scuote tutta la campagna, mentre in cielo compaiono lampi: “Appari Signore del Male – dice Faust, mentre sorvolano sulla sua terra i cavalieri dell’Apocalisse. “Come ti chiami? Qual è il tuo nome diabolico?” – prosegue lo scienziato – “Mefistofele, appari!”
Da un incendio scoppiato a poca distanza dal cerchio, vediamo materializzarsi uno strano ometto che saluta Faust togliendosi dalla testa il berretto. Impaurito e diffidente, lo scienziato si allontana, ma l’ometto gli ricompare poco più avanti. Quando raggiunge la città, si guarda con circospezione alle spalle nel timore di essere stato seguito da qualcuno e sale nel suo studio in soffitta, dove ad attenderlo trova lo strano ometto dei campi. “Mi hai chiamato!” – dice quest’ultimo in tono affermativo – “ Sono qua.” L’ometto reca nelle sue mani un fogli di pergamena su cui compaiono le condizioni di un contratto, che Faust è sollecitato a firmare. E’ il patto che gli propone il Demonio in cambio della sua anima, ma il vecchio scienziato gli risponde categoricamente: “Allontanati da me, Satana!”
Di fronte all’incombere della morte, in Faust nasce però la seguente riflessione: “Uscire da questa impotenza solo per un giorno!” “Un giorno di prova, un giorno di prova” – lo rassicura Mefistofele, nelle cui mani si materializza una clessidra – “ …quando si sarà riempito il bicchiere sarai libero di sciogliere il patto.” “Puoi aiutare gli affamati e i malati?” – gli chiede Faust. “Accudirò i tuoi desideri. Tu sei il Signore ed io il tuo servo.” – afferma Mefistofele, che lo invita una volta ancora a firmare il patto.

Rassicurato dalle parole dell’arcidiavolo, lo scienziato prende la penna d’oca e si accinge a firmare la pergamena. Mefistofele però lo ferma e gli impone di intingere la penna non nell’inchiostro, ma nel suo stesso sangue, perché è più denso e con esso si scrive meglio. Una fola di malati si rivolge a Faust chiedendo le sue cure: “Aiuterò in nome di Satana.” – dice Faust, che riesce così a guarire un appestato. Mentre la folla grida al miracolo, alcune donne conducono dallo scienziato una ragazza che sta per morire. Faust vorrebbe guarirla, ma non riesce ad avvicinarsi a lei, perché nelle proprie mani la ragazza reca una croce e la madre scongiura Faust di guarire sua figlia in nome di Cristo, cosa che Faust non può fare. “Non può vedere la Santa Croce” – dice la gente attorno a lui – “ lapidiamolo! E’ il Diavolo!” Faust riesce a scappare e si rifugia nel suo studio. Cerca di uccidersi con un veleno, ma Mefistofele glielo impedisce: “Non puoi sfuggirmi, ricordati del patto. Non è ancora passata la giornata.” “La morte è a disposizione di tutti.” – gli replica lo scienziato. Mefistofele riesce tuttavia a trattenerlo, facendogli comparire la sua immagine di quando era giovane.
“E’ questa la morte?” - dice Mefistofele – “ E’ la vita! Faust, la tua gioventù!” Faust lascia cadere il veleno e intanto Mefistofele continua: “Infelice, perché cerchi la morte, se non hai ancora vissuto?” “Odio la vita.” – risponde Faust “La tua vita è fatta solo di polvere e libri vecchi.” – dice Mefistofele. “Sono troppo vecchio” – afferma allora sconsolato l’alchimista. Ma Mefistofele ha per lui una proposta: “Ti offro la felicità suprema, la gioventù.”
E gli fa vedere ancora una volta l’immagine di quando era giovane. “Dammi la gioventù!” – acconsente allora lo scienziato.

Copertolo con un mantello ed attizzato il fuoco del braciere, Mefistofele trasforma quindi il vecchio alchimista in un giovane. “Avrei incastrato io quel vecchio” – dice Mefistofele sdoppiandosi ed assumendo a sua volta un aspetto molto più giovanile di quello dell’ometto. A questo punto, compare davanti a Faust l’immagine eterea di una donna bellissima, che poi svanisce: è la contessa di Parma.
“Da lei, da lei!” , ordina Faust.

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