Faust - Friedrich Wilhelm Murnau - [ 1 ] [ 2 ] [ 3 ] [ 4 ]
E’ inverno, e cade la prima neve, Greta ha dato alla luce un bambino ma non ha più una casa né un luogo dove rifugiarsi dal freddo. Chiede ospitalità ai suoi compaesani, ma nessuno l’accoglie. Disperata, la giovane è vittima delle allucinazioni: vede una culla e vi distende il bambino, sotterrandolo in realtà nella neve.
Quando passa la ronda notturna, il comandante delle guardie accusa Greta di aver provocato la morte del bambino. La giovane viene allora arrestata. Ritenuta colpevole di infanticidio, è condannata al rogo come strega.
Da lontano, Faust percepisce le sofferenze dell’amata ed ordina a Mefistofele di portarlo da lei. Quando giunge a destinazione è però troppo tardi. Cerca di avvicinarla mentre la portano sul patibolo.
“Non avessi mai desiderato la gioventù, che mi ha portato tanta infelicità! Maledetta! Maledetta illusione!, quella della giovinezza.” – dice Faust.
Gli replica allora Mefistofele:
“Tu stesso hai maledetto la giovinezza. Tutto quello che desideri lo devo esaudire.”
Faust divenuto improvvisamente vecchio si fa largo tra la folla. Infine, raggiunge Greta, si avvicina al rogo, sale sulla catasta ardente e l’abbraccia. Il fuoco avvolge entrambi e Faust torna di nuovo giovane.
Compaiono il Demonio e l’Arcangelo Michele:
“Non c’è via di scampo per te.” – dice Michele.
“Il mio patto vale!” – protesta il Demonio.
“Una parola può annullare il tuo patto.” – replica l’Arcangelo.
“Qual è la parola?” – chiede l’altro.
“La parola che risuona per tutto il creato, la parola che cura ogni dolore e tristezza, la parola che perdona ogni colpa dell’umanità. L’eterna parola, non la conosci?” – dice Michele.
“Quale parola?” – insiste il Demonio.
Lieben ( “Amore”) si legge in cielo. Sfavillante di luce, l’Arcangelo Michele cala la sua spada sul Demonio che precipita così nelle tenebre.
Uscito nelle sale cinematografiche nel 1926, il Faust di Murnau si colloca nella tradizionale mitologia germanica dello scienziato maledetto così come venne codificata nella pubblicazione edita nel 1587 a Francoforte dallo stampatore Spiesz. Recuperata per il teatro da Cristopher Marlowe, la tragedia del dottor Faust si diffuse in Germania grazie ai comici inglesi ed al teatro dei burattini, diventando successivamente congeniale alla poetica di Goethe e dello Sturm und Drang, che di Faust avrebbe fatto un eroe epico capace di redenzione. Murnau ne avrebbe successivamente tradotto la storia in versione cinematografica a vantaggio di una imponente operazione commerciale promossa dall’UFA e assecondando le mode occultiste ed esoteriche del pubblico tedesco dell’epoca. L’opera del regista si muove in tal senso utilizzando i canoni già ben collaudati dell’ espressionismo tedesco, di cui il film rappresenta una sorta di tardo epigono giungendo artisticamente ad un risultato per così dire “manierista”.
Gianfranco Massetti

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