Regina
Coeli (Italia,1999)
Recensione apparsa su La Repubblica (9
dicembre 2000)
Un film realizzato con ostinata tenacia, contro
il sistema produttivo che condanna alla marginalità questo tipo di cinema, ma anche un film capace di tenerezza,
comprensione umana, affetto per i personaggi. Che sono Regina (Magali Noel),
una donna solitaria e un po' "gattara", che presta opera di assistente
volontaria in un carcere romano, e il pastore sardo Graziano (Luciano Curreli),
condannato per un sequestro di persona di cui si dichiara innocente. Lei, non
più giovane, è stata ribattezzata [ab]Regina Coeli[bb] dai
detenuti di Rebibbia, che hanno imparato a volerle bene; lui, trentenne,
parla solo
in dialetto sardo e rischia la morte per denutrizione. Non è un film carcerario, però, Regina Coeli di Nico
D'Alessandria: è una lovestory tra persone di generazioni diverse,
scritta come un melodramma (l'amore impossibile) e tuttavia aperta
alla speranza. Ben scritto in sceneggiatura (col "touch" di
Cecilia Mangini del Frà e Giuliana Mancini) come nella traduzione
in immagini, il film prosegue raccontando la relazione sentimentale
di Graziano e Regina, che riesce a ottenere per il prigioniero il
permesso di lavorare fuori delle mura carcerarie. Imbarcato come mozzo
su un battello da pesca, il giovane avverte sempre più prepotente
l'impulso a fuggire per tornare nella propria terra.
Attrice nei film di Fellini, Renoir, Clair,
Duvivier, la Noel è intensa
e struggente nella parte della donna che si crede inaridita e invece
riscopre l'amore. E' bravo anche il regista, il quale sa suggerire
sentimenti e stati d'animo scegliendo l'inquadratura giusta e il montaggio
adatto. Come nella scena in metropolitana, senza dialoghi, in cui
Graziano osserva i dettagli del volto e del corpo di una donna molto
più giovane di Regina, la desidera e, con lei, sente quanto
intensamente desideri la libertà. (r.n.)
Regina Coeli: Scheda
del film
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