Tarkovskij ha sostenuto,
in quella che è la sua autobiografia artistica, Scolpire
il tempo (trad. it. Milano 1988), che il cinematografo si presenta
come “strumento del nostro secolo tecnico
necessario all’umanità per l’ulteriore conoscenza
della realtà.” ( II ed. 1995, p. 77). Per mezzo
del cinema, scrive il regista, “bisogna porre i problemi più complessi
del mondo moderno, al livello di quei grandi problemi che nel corso
dei secoli sono stati l’oggetto della letteratura, della musica,
della pittura” (p.76).
A proposito di Solaris, Tarkovskij ha
dichiarato che ciò che del soggetto lo aveva interessato meno di tutto
era proprio l’elemento fantascientifico, in quanto costituiva una distrazione
rispetto al tema principale (op. cit. p. 178). Ma qual è, propriamente,
il tema di Solaris? Lo apprendiamo dal dialogo
tra il protagonista,
Kris Kelvin, e suo padre, all’inizio
del film.
Preoccupato per il viaggio
del figlio, il padre di Kris non riesce a capire le ragioni di questa
assurda missione. Quello di Solaris è un
caso disperato. Ma Kris risponde che non si tratta del solo problema
di Solaris. Lo scopo della missione è quello dei “limiti
da dare alla conoscenza umana”.
Commenta l’anziano genitore: “…la conoscenza è morale,
ci riteniamo onnipotenti, ma a volte siamo incapaci di distinguere ciò che è morale
da ciò che non lo è .” Kris, però, risponde
che è l’uomo a rendere la conoscenza morale o meno.
Antico quanto l’uomo stesso, quello della conoscenza è il
problema del peccato originale, che è anche, da una prospettiva
diversa, ma tutto sommato analoga, quello dell’immortalità di
Faust, e cioè, in entrambe i casi, il problema dell’orgoglio
umano di volersi rendere simili a Dio, attingendo ai frutti dell’albero
della conoscenza del bene e del male.“
Dal momento stesso in cui Eva mangiò il pomo dell’albero
della conoscenza, ” – scrive Tarkovskij – “ l’umanità fu
condannata a una ricerca senza fine della verità. Prima di tutto,
come è noto, Adamo ed Eva si accorsero che erano nudi e ne provarono
vergogna. Ne provarono vergogna perché compresero e cominciarono
il proprio cammino dalla gioia di conoscersi l’un l’altro.
Ciò fu l’inizio di ciò che non ha fine … Accadde
così che l’uomo, questo “coronamento della natura” comparve
sulla terra allo scopo di conoscere perché propriamente egli
vi comparisse o vi fosse inviato. E per mezzo dell’uomo il Creatore
conosce se stesso. Questo cammino viene chiamato usualmente evoluzione;
un cammino che viene accompagnato dal tormentoso processo di autoconoscenza” (op.
cit. pp. 37-38).
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