All’episodio seguono altre immagini di repertorio: il passaggio
dell’esercito sovietico attraverso il lago Sivas (una lunga teoria
di uomini, coperti di fango, che sembrano uscire dalla “madre
umida-terra”); la presa di Berlino da parte dell’armata
rossa e le foto del presunto cadavere di Hitler; i festeggiamenti per
la fine della guerra a Mosca; il fungo della bomba atomica; Stalin e
Mao; il culto della personalità che muore in Unione Sovietica
per rinascere in Cina; gli incidenti nella zona di confine cino - sovietica
del fiume Ussuri e i soldati cinesi che cercano di passare il confine,
mentre i militari dell’armata rossa li trattengono formando una
catena umana.
Le immagini esprimono il punto di vista slavofilo di Tarkovskij, la
missione salvifica della Russia in rapporto ai destini apocalittici
di un’umanità minacciata dalle forze del male. I riferimenti
letterari che si possono fare in proposito risalgono alla trilogia Cristo
e Anticristo di Merezcovskij ed a poesie come Panmongolismo di Solov’ev
o come Gli Sciti di Block, che coi
suoi versi intendeva recuperare il mito di questo antico popolo a vantaggio
della tradizione slavofila.
Ritornando alla sua vicenda, il regista ricorda
la separazione dalla moglie e la scelta di suo figlio di rimanere
a vivere con lei. Qualche
tempo più tardi, il regista parla con la donna. Lei vorrebbe
risposarsi con un altro uomo, uno scrittore. Lui si lamenta del figlio
e dei suoi risultati scolastici… Poi ritorna con la memoria a
sua madre, a quando erano sfollati durante la guerra, e la madre si
era venduta un paio di orecchini, per procurarsi da mangiare. Altri
ricordi si affollano nella sua mente: la sorella, sua nonna, il padre
che ritorna dal fronte, suo figlio che sfoglia un libro con disegni
e dipinti di Leonardo da Vinci. E di ricordo in ricordo
(la madre, lui e la sorella bambini, che giocano su una radura accanto
alla nonna anziana)
la macchina da presa sfuma su una cortina di alberi al tramonto.
Significativa è ancora, nell’epilogo del film, la citazione
di alcune opere di Leonardo: la Vergine delle Rocce, il
Cenacolo, un
autoritratto di Leonardo da vecchio, il cartone che ritrae Sant’Anna
e la Vergine, il dipinto di sant’Anna e della Vergine con il bambino
, per finire con i disegni di uno studio di mani.
Con il dipinto di Sant’Anna e la Vergine siamo così condotti
al saggio di Sigmund Freud su Un ricordo di infanzia di Leonardo
da Vinci. Giovandosi del Romanzo di Leonardo,
secondo volume della trilogia di Merezcovskij dedicata a Cristo e
Anticristo, Freud aveva fornito
una sua interpretazione del “misterioso” carattere di Leonardo
e del suo “mancinismo” riportandoli all’esistenza
di un irrisolto “complesso edipico”.
Scrive Platone nelle Leggi: “… Ma per quanto riguarda le
mani, noi siamo diventati, ciascuno di noi, quasi zoppi per la stoltezza
delle nutrici e delle madri. Infatti essendo la natura di ciascuna delle
due parti delle membra ugualmente equilibrata, direi, durante le nostre
abituali operazioni siamo stati noi a differenziarle per un uso sbagliato … Lo
prova il costume degli Sciti che non si limitano ad allontanare l’arco
con la sinistra ed a tirare a sé la freccia con la destra soltanto,
ma usano scambievolmente tutte e due le mani, per l’una e per
l’altra funzione” (in Opere, Roma Bari 1974, vol. II, p.
795).
Dopo più di duemila anni, gli facevano eco, dalla poesia Gli
Sciti, i versi dello slavofilo Blok; essi invitavano il vecchio mondo
alla saggezza di Edipo ed a fermarsi davanti all’enigma posto
dalla Sfinge. Da sempre, la Russia era la Sfinge d’Europa. Ci
aiuta a comprenderlo anche il film di Tarkovskij.
Gianfranco Massetti
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