Aperta nel 312 a.C., durante
le guerre sannitiche dal censore Appio Claudio per unire
Roma " caput mundi " con le provincie meridionali della
penisola, con l'Africa e con l'Oriente, divenne in breve tempo
la via eletta, sacra al culto dei defunti, attraversata nelle
ferie latine da masse di popolo dirette al tempio di Giove sulla
vetta di monte Cavo o al tempio di Diana, sulle rive del lago
di Nemi.
L'Appia correva dritta
- da qui il nome di " recto " - incontro ai colli Albani e
scendeva nell'Agro Pontino. Dopo Foro d'Appio toccava
Terracina e proseguiva per Fondi fino a Capua. Qualche
anno dopo raggiungeva Benevento e Venosa, patria di Orazio,
e cento anni più tardi Taranto e Brindisi. Nei primi
anni del II secolo d.C. l'imperatore Traiano le aggiunse
il suo nome. Con la nuova via Appia Traiana era possibile andare
da Roma a Brindisi in 13/14 giorni lungo un percorso totale
di 540 chilometri.
Via Appia aveva una larghezza standard di circa 4,15 metri,
sufficienti a consentire iI passaggio contemporaneo di due carri nel doppio
senso di marcia. Due marciapiedi in terra battuta delimitati da un cordolo
di pietra fiancheggiavano la carreggiata. Ogni 10/13 km nei tratti piu frequentati
si allineavano lungo la strada le stazioni di posta per il cambio dei cavalli
e le " taberne ",
luoghi di ristoro e di alloggio per i viaggiatori.
La costruzione richiese
lavori immensi, fu realizzata superando grosse difficolta' naturali con un
piano di concezione sorprendentemente moderno che la rese solida, razionale,
agevole nel percorso. Robusti ponti vennero gettati attraverso i fiumi, si
colmarono valli, si spianarono alture, si scavarono canali, si alzarono argini
per contenere le acque dei torrenti, si provvide a lastricarla di blocchi levigati
di durissima lava basaltica che ancora oggi affiorano dall'asfalto.
La caduta
dell'impero d'Occidente e
le invasioni barbariche segnarono l'abbandono della via. I monumenti non
custoditi vennero spogliati delle opere d'arte e dei rivestimenti, la strada
si coprì d'erbe
selvatiche e scomparve alla vista. Colonne, marmi, capitelli, statue, fregi, bassorilievi andarono
ad arricchire i nuovi edifici dell'Urbe, le nascenti basiliche cristiane
e i castelli baronali. Soltanto verso la metà del '700 si incominciò a
dissotterrare le opere cadute e raccogliere i frammenti. I primi cimiteri cristiani
sorsero sulla via Appia alla fine del I sec.: lungo questa strada si scavarono
le più importanti necropoli sotterranee, le Catacombe di S. Callisto,
che risalgono al II. sec., e quelle di S. Sebastiano, che custodirono
per qualche tempo i corpi dei due Apostoli fondatori della Chiesa Romana.
La storia ha accertato che l'Apostolo entrò nella città percorrendo
la Via Appia. Il tratto più interessante dell'Appia va dalla tomba
di Cecilia Metella a Casal Rotondo, circa km. 4.500: i ruderi, rivestiti
di marmi, di bassorilievi o ornati di statue mutilate, altri spogli o coperti
di rampicanti, si allineano sul margine della via fra pini giganteschi e
cipressi nella circostante campagna romana; su un lato corrono le imponenti
arcate dell'acquedotto romano, all'orizzonte si delinea il profilo dei Castelli
e verso il mare si stende la pianura, in una visione senza tempo che ha affascinato
molti grandi poeti, da Orazio a Ovidio, Goethe, Byron, Carducci, D'Annunzio
Visita virtuale alla Via
Appia Antica