Il corso dei secoli rese nudo e deserto l’antico Capitolino ridotto a pochi frantumi di marmi ed alle rovine del Tabularium.
Agli inizi del medioevo tutto il monte era ridotto al possesso del chiostro appartenente alla Chiesa di Santa Maria d’Aracoeli.
Il trionfare della Roma Cristiana attraverso periodi oscuri e tempestosi aveva rivendicato il vecchio diritto sul monte Capitolino e sui ruderi del Santuario di Giunone aveva eretto nel VI sec. la Chiesa di Santa Maria d’Aracoeli.
Nella vasta chiesa i dirigenti municipali discutevano gli importanti problemi dell’epoca e le mura risuonavano delle dispute accese e dei forti contrasti fra il papato ed i nobili che destavano il più grande interesse nella città.
Ma la gloria del colle era così viva nelle menti dei romani che, rivoltandosi al dominio papale, innalzavano qui, sul Tabularium, il nuovo Comitium, la sede del consiglio Municipale.
Gli imperatori germanici vi si recavano per sottoporre il loro potere all’avallo del popolo romano e i poeti per ricevere l’alloro per le loro composizioni (Petrarca lo ricevette nel 1341).
Nel 1348 Cola di Rienzo inaugurò la scala di marmo bianco che conduceva all’Ara Coeli, Altare del Cielo, il luogo dove il grande demagogo teneva i suoi bollenti discorsi, aprendo così un nuovo accesso anche da questo lato.
A parte gli edifici ricordati il luogo era tutto deserto e trascurato. L’abbandono generale era tanto evidente che quando si volle preparare un’accoglienza trionfale all’imperatore Carlo V si dovette evitare il colle perché visibilmente troppo misero.
Fu dopo tale avvenimento che Paolo III ebbe l’idea di far costruire, secondo un progetto unico -che affidò a Michelangelo - l’attuale piazza del Campidoglio.
La risoluzione del compito assegnato non era però facile, specialmente a causa della tendenza fantasiosa e maestosa dell’artista, che urtava ad ogni passo in limiti ristretti: la costruzione doveva essere fatta in modo da rispettare il Palazzo dei Senatori, già innalzato, e l’altro palazzo, detto dei Conservatori, edificato nel 1450, che chiudeva un lato della piazza.
Il lavoro, cominciato nel 1546, dopo la morte di Michelangelo, fu continuato da Giacomo della Porta, Tommaso di Cavalieri e Girolamo Rainaldi e venne ultimato nel secolo XVII.
Nel salire, fermandosi all’ultimo gradino della scala, si può ammirare l’armonia della piazza più architettonica del mondo, circondata da tre parti da palazzi: il palazzo dei Senatori, il palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo. Si nota l’artificio originalissimo del maestro che riuscì a creare nella piazza una crescente profondità. I fianchi dei due palazzi laterali obliquano verso il palazzo dei Senatori.
Con questo l’artista ottenne l’ampliamento dell’estensione della piazza contenuta in una superficie piccola. Inoltre la piazza non è chiusa ma aperta a quinte il che accresce l’effetto panoramico. Le due grandiose scale del Palazzo dei Senatori contribuiscono a questo effetto.
Contro il parere di Michelangelo furono collocate sulla piazza la statua equestre in bronzo dorato dell’imperatore Marco Aurelio, qui trasportata dalla sua originale sede medievale davanti al Laterano, e le statue dei Dioscuri. Sulla metà della scalinata è situata una fontana dove il maestro voleva un enorme statua di Giove. Ma si pensò di adornare questa parte con le statue allegoriche di Minerva, seduta al centro, con ai lati il Tevere e il Nilo, creazioni del I secolo dell’impero, epoca d’oro a Roma.
Il Palazzo Senatorio è sovrastato dalla Torre Capitolina i cui progetto Michelangiolesco fu variato e completato da Martino Longhi il Vecchio (1582).
Il Palazzo Senatorio è oggi sede del Comune di Roma e del suo sindaco. I due palazzi laterali, il Palazzo dei Conservatori, a destra, ed il Palazzo del Museo Capitolino, a sinistra, perfettamente simmetrici, oltre alla loro importanza artistica contengono la magnifica collezione dei Musei Capitolini.
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