Il
complesso occupò lo spazio dove in precedenza si trovava
il Macellum, ossia il mercato alimentare cittadino, le cui funzioni
furono trasferite nel Macellum Magnum, fatto costruire al Celio da Nerone fin
dal 59 d.C. È probabile che la sua forma abbia ripreso in
parte quella dell'antica struttura: in effetti ricorda molto da
vicino il Macellum di Pozzuoli (il cd. Serapeum). L'ingresso si
apriva sul lato dell'Argiletum (antica strada d'accesso al Foro
repubblicano dall'Esquilino), sul lato dove in seguito si inserì il Foro
di Nerva. La grande piazza rettangolare (110 x 135 m) era recinta
sui quattro lati da un portico colonnato: pare che al centro essa
fosse adornata da aiuole ordinatamente disposte, cosicché ne
risultava un'area di verde pubblico. Lungo questo portico, sui
lati nord e sud, si aprivano quattro esedre rettangolari (di quella
più settentrionale esiste, ancora ben conservata sotto la Torre
dei Conti, la struttura in opera quadrata). A sud est (sul
fondo della piazza) si apriva il tempio, costituito da una semplice
aula absidata che si apriva sul fondo del portico: nell'abside,
sulla parete di fondo, era contenuta la statua di culto. Le sei
colonne della fronte si inserivano nel colonnato che correva sul
rispettivo lato della piazza: esse si distinguevano da quelle del
portico solo per le basi e le dimensioni maggiori. In corrispondenza
di queste sei colonne anche la presenza di un frontone doveva sottolineare
la presenza dell'edificio di culto, all'interno della continuità del
portico colonnato. Il tempio era preceduto da un altare ed era
affiancato da quattro ambienti rettangolari simmetrici due a destra
e due a sinistra. Di essi si conosce solo parte del corpo meridionale,
trasformato nella Chiesa dei SS. Cosma e Damiano, costruita
tra il 526 e il 530 d.C. Originariamente quest'ambiente era diviso
in due: la parte nord si raggiungeva dal portico ed in essa era
posta la biblioteca, come rivelano le poco profonde nicchie alle
pareti; la parte a sud era accessibile dal Foro repubblicano, finché non
vi fu addossato il cd. tempio di Romolo (figlio di Massenzio!).
Tra la Basilica di Massenzio e l'ingresso della Chiesa rimane
una parete di uno degli ambienti del corpo meridionale, tutta in
laterizio e alta 18 m, appartenente al restauro severiano: su di
essa restano ancora i fori dove erano i perni di bronzo che sorreggevano
le lastre marmoree della cd. Forma Urbis, la grande pianta
marmorea di Roma, realizzata tra il 203 e il 211 d.C. in
scala 1:246. Originariamente la pianta aveva una superficie di
235 mq (alta 13 m e larga 18,10 m) ed aveva, probabilmente, scopi
catastali. Il Foro ospitava le ricche spoglie del Tempio di Gerusalemme
tra le quali il candelabro d'oro a sette braccia e le trombe d'argento
(rappresentate nei rilievi dell'arco di Tito), oltre a numerose
statue di artisti greci (Fidia, Policleto) sottratte da Nerone
in Grecia e in Asia Minore per decorare la sua Domus Aurea e
che Vespasiano volle restituire al godimento pubblico. Nel
192 d.C. ci fu un grande incendio che danneggiò gravemente
il Foro: fu allora restaurato da Settimio Severo. Dal VI
sec. d.C. cominciò l'abbandono, come ricorda lo scrittore
Procopio e come testimonia il fatto che la Chiesa dei SS. Cosma
e Damiano poté inglobarne una parte importante. Attualmente
il Foro della Pace è uno dei grandi cantieri aperti
su Via dei Fori Imperiali: lo scavo tende ad acquisire nuovi
elementi e ad aggiungere particolari ad un complesso finora conosciuto
quasi esclusivamente attraverso i frammenti della Forma Urbis.
Tra le scoperte si può segnalare il ritrovamento di alcune
tombe appartenenti al VI-VII sec. d.C.: anche questa zona monumentale
subì, dunque, la trasformazione in area cimiteriale quando
perse definitivamente la sua funzione originaria
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