Tratti di mura in cappellaccio (tufo
friabile locale) si trovano in vari punti della città: questa
cinta più antica doveva seguire lo stesso percorso di quella
più recente (del IV sec. a.C.), in tufo di Grotta Oscura. L'uso
di questo materiale è un buon elemento di datazione, in quanto
le cave di Grotta Oscura furono rese accessibili soltanto in seguito
alla conquista di Veio da parte di Roma, nel 396 a.C. Di questa nuova
cinta muraria si sentì necessità evidentemente dopo l'occupazione
gallica del 390 a.C., che aveva fatto luce sulla insufficienza di quelle
precedenti. Livio ne tramanda la data precisa: il 378 a.C., anno di
costruzione di un nuovo muro, realizzato saxo quadrato. I blocchi squadrati,
alti 59 cm, erano posti alternativamente di testa e di taglio, per
un'altezza complessiva di 10 m e una larghezza di 4. La realizzazione
del percorso murario fu curata da più maestranze e ciò può trovare
conferma dai punti di sutura all'incontro tra due cantieri, laddove
i filari non combaciano perfettamente. Sui blocchi spesso compaiono
dei marchi di fabbrica (costituiti da lettere alfabetiche, alcune delle
quali greche), che forse servivano a controllare il lavoro di ciascun
cantiere. Le mura erano lunghe in totale 11 km e comprendevano una
superficie di 426 ettari: era la più ampia città peninsulare.
Questo circuito difensivo si snodava lungo il Campidoglio (vi sono
ancora dei resti), dove si apriva alla fine della discesa della scalinata
una porta, la CATULARIA (Via del Teatro di Marcello). Un'altra porta
doveva essere a nord, ai piedi dell'Arx, la FONTINALIS (presso il Museo
del Risorgimento). Il tratto che proseguiva sulla collina tra Campidoglio
e Quirinale scomparve quando Traiano tagliò questa altura per
la costruzione del suo Foro (112 d.C.).Un tratto ben conservato di
10 m di lunghezza si può osservare sul Quirinale a Largo Magnanapoli,
nell'aiuola centrale della piazza, forse un fianco della porta SANQUALIS.
Da qui le mura correvano sulle pendici occidentali e settentrionali
del Quirinale, dove si aprivano la porta SALUTARIS e QUIRINALIS (dai
templi della Salus e di Quirino), quindi piegavano a sud verso la porta
COLLINA, che era nella zona dell'odierna Via XX settembre. Proprio
dalla porta Collina iniziava il tratto delle mura più potentemente
fortificato: l'AGGER. Esso giungeva fino alla porta ESQUILINA (cd.
Arco di Gallieno, p/o Via Carlo Alberto) e proteggeva la zona più debole
della città, costituita da Quirinale, Viminale ed Esquilino,
pianeggiante. Quest'opera di fortificazione era costituita da una fossa
e da un terrapieno sul margine della fossa. Al fossato seguiva un muro
sostenuto da un muro di controscarpa (visibile in parte nei sotterranei
della Stazione Termini). Resti dell'Agger possono essere ancora osservati
in Piazza dei Cinquecento e in Via Manfredo Fanti. Al centro del terrapieno
c'era la porta VIMINALIS. Terminato il percorso dell'agger ritroviamo
le mura presso l'Auditorium di Mecenate (piazza Leopardi): dovevano
seguire il Colle Oppio per poi scendere nella valle e quindi risalire
sul Celio, dove era la porta QUERQUETULANA (presso la chiesa dei SS.
Quattro Coronati) e la porta CAELIMONTANA, giunta fino a noi attraverso
il restauro augusteo (odierno arco di Dolabella e Silano, presso S.
Maria in Domnica). Scendevano poi nella valle tra Celio e Aventino:
presso il lato curvo del Circo Massimo era la porta CAPENA, dalla quale
uscivano unite, per poi separarsi, la Via Appia e la Via Latina. Un
buon tratto delle mura, circa 42 m, è possibile vederlo lungo
Viale Aventino (il pezzo più grandioso dopo quello di P.zza
dei Cinquecento), probabilmente nel suo restauro dell'87 a. C., vista
la presenza del nucleo cementizio, oltre al paramento in blocchi di
tufo. In tale punto si può osservare un arco, probabilmente
una camera balistica per catapulte (un altro è in uno stabile
presso Largo Magnanapoli). Le mura proseguivano poi costeggiando la
collina fino alle pendici meridionali; in esse si aprivano tre porte:
la NAEVIA, la RAUDUSCULANA e la LAVERNALIS. Da qui è difficile
stabile il percorso che doveva giungere al Campidoglio: recenti ricerche
hanno confermato che il tracciato delle mura seguisse un percorso parallelo
al Tevere, ma molto vicino ad esso. Resti furono trovati presso S.Maria
in Cosmedin, Piazza Bocca della Verità e il Tempio di Portunus.
Qui erano le porte TRIGEMINA, FLUMENTANA e CARMENTALIS. Restauri si
ebbero spesso all'indomani di eventi bellici: nel 353, nel 217, nel
212 (durante la seconda guerra punica) nell'87 a.C. (durante la guerra
civile tra Mario e Silla). Già dall'età augustea le mura
sono del tutto fuori uso, soprattutto l'agger, inglobato in parte nei
Giardini di Mecenate. Roma, ormai potentissima, non ha necessità di
una cinta difensiva. Solo nel III sec. d.C. l'Urbe avrà di
nuovo bisogno di una nuova cinta fortificata contro le prime invasioni
barbariche: le Mura Aureliane.
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