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Bramante, pianta di San Pietro

Michelangelo, pianta di San Pietro

Cupola di San Pietro
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Alle
soglie dell'alto medioevo c’è il progressivo declino della città di
Roma, ormai non più fulcro di un grande impero ma obiettivo
di saccheggio per le orde barbariche, dai Goti
di Alarico (410) e
di Vitige (537-538), ai Vandali di Genserico (445), che per piegare
la città tagliarono gli acquedotti, ed infine da Totila (545-546).
A mille anni dalla fondazione, San Pietro andava
in rovina e fu Niccolò V° a
rinnovaree iniziare l'ampliamento della basilica su suggerimento di
Leon Battista Alberti e su progetto di Bernardo Rossellino. Durante
il rinascimento si respira un nuovo clima culturale e politico
dell'Italia e dell'Europa, inizia la riedificazione
di Roma (la situazione
urbanistica dell'epoca e le trasformazioni) su iniziativa di una nuova
generazione di papi che vede nelle opere di edificazione un mezzo
per giungere alle masse e che Niccolò V, il papa umanista,
vedeva bisognose di essere affascinate da spettacoli grandiosi.
Ed ecco il magnifico piano di Niccolò V, il restauro dei monumenti
antichi utilizzabili come infrastrutture della città papale:
le mura aureliane, i ponti, il mausoleo di Adriano trasformato in
castello, alcuni acquedotti, la ricostruzione o riparazione delle
quaranta basiliche che costituivano le Sante Stazioni di pellegrinaggio,
ed infine la creazione di una cittadella sul colle Vaticano, immaginata
come una città santa distinta da quella profana, oltre il Tevere
comunicante solo attraverso la cerniera di Castel
S.Angelo.
Niccolò V non riuscì a realizzare che in piccola parte
il suo progetto. Spetterà a Giulio II
della Rovere l'edificazione
della nuova basilica. Si iniziò con la demolizione di gran
parte dell'antica chiesa, ad opera del Bramante,
con l’intento
di costruire un edificio conimpianto a croce greca che si ispirava
al Pantheon. Del progetto di Bramante furono realizzati i pilastri
centrali, con gli arconi di sostegno alla cupola, e impostati gli
spazi adiacenti al nucleo centrale, poi i lavori rimasero fermi per
20 anni. Nel 1527 tra l’altro, vi fu il terribile
sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi.
Alla
direzione dell'opera si susseguirono quindi - con una curiosa e ricorrente
competizione tra pianta a croce greca e pianta a croce latina - Frà Giocondo, Raffaello, Giuliano
da Sangallo, Baldassarre
Peruzzi, Antonio da Sangallo il Giovane e
infine Michelangelo, che
si riallacciò all'impianto del Bramante, ristrutturando gli
spazi minori che circondavano il nucleo centrale ed iniziando la costruzione
della cupola, che fu terminata solo sotto Sisto V nel 1593 da Giacomo
Della Porta e Domenico Fontana. Sotto il
pontificato di Paolo V° fu
deciso di ripristinare l'impianto basilicale con il definitivo ritorno
alla croce latina.
L’'architetto Carlo Maderno aggiunse
all'edificio tre cappelle per lato e condusse le navate fino all’ odierna
facciata (iniziata nel 1607 e terminata nel 1614) restaurata in occasione
del Giubileo del 2000 e da molti criticata perché, nascondendo
il tamburo, smorza l’effetto ascensionale della cupola.
La consacrazione
della nuova basilica fu celebrata da Urbano
VIII nel novembre del
1626.
Conclusasi la grande opera l'edificazione della città si ferma,
ma il miracoloso equilibrio tra antiche rovine e scenografie barocche
della Roma papale è tale da affascinare ed
estasiare i grandi viaggiatori: Byron, Goethe, Stendhal…
A cura della redazione Activitaly
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Basilica di San Pietro - parte I
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