L'edificio
aveva un basamento in mattoni quadrato, di 89 m di lato e alto 15
m. Entro questo recinto vi era il tamburo circolare, in opera cementizia,
del diametro di 64 m, alto 21. All'esterno tutto il mausoleo doveva
apparire rivestito di marmo. L'ingresso attuale è più alto di quello
originale, che sostituisce, di circa 3 m. Attraverso il corridoio
si arriva ad una camera quadrata (vestibulum), con una nicchia semicircolare
nel muro di fondo, dove doveva essere disposta una grande statua
di Adriano. Sulla destra di questa stanza ha inizio un corridoio
anulare, pavimentato in mosaico bianco, che porta alla camera funeraria:
4 pozzi verticali servivano a illuminare la galleria. Essa descrive
un giro completo, raggiungendo un livello di 10 m di altezza rispetto
alla stanza quadrangolare (vestibulum). Da qui un corridoio reca
alla stanza sepolcrale, posta esattamente al centro del monumento.
In questa stanza quadrata, in origine interamente rivestita di marmo,
trovarono sepoltura i successori di Adriano, fino a Caracalla.
Al di sopra di questa vi sono altre due stanze e, sulla sommità del monumento, un podio sosteneva
la quadriga bronzea con la statua di Adriano. L'uso sepolcrale del
monumento cessò con Settimio Severo (193-211 d. C.). Già intorno
al 400 d. C. il mausoleo fu incluso in un bastione avanzato delle Mura
Aureliane, realizzato probabilmente da Onorio. Da questo momento
il sepolcro, finora chiamato Adrianeum o Templum Adriani, prese il
nome di Castellum. Nel 537 d. C. sostenne l'assedio dei Goti di Vitige
e fu in quell'occasione, come racconta Procopio, che i difensori
utilizzarono come proiettili anche le numerose statue che ornavano
il monumento! Intorno al X sec. probabilmente avvenne la trasformazione
in castello: fortificato da Crescenzio, della famiglia di Alberico,
assunse il nome di castrum Crescentii. Teodorico lo adibì a prigione (Carceres Theodorici)
e tale funzione fu mantenuta al "castello" anche sotto i papi e con
il governo italiano, fino al 1901. La statua dell'Angelo, che dà il
nome al castello, fu posta sulla sua sommità in ricordo dell'apparizione
a S. Gregorio Magno, nel 1600, dell'angelo che, rinfoderando la spada,
annunciava la fine della grave pestilenza che aveva colpito Roma. Accanto
alla statua dell'angelo è la Campana della Misericordia, che annunciava
lugubremente le esecuzioni capitali. L'angelo attuale è di bronzo ed è opera
di Pietro van Verschaffelt: esso è il sesto della serie. Il primo,
di legno, fu sostituito per consunzione; il secondo, di marmo, crollò e
andò a pezzi; il terzo, di marmo, fu abbattuto da un fulmine; il
quarto, di bronzo, venne fuso per farne cannoni nel 1527, durante
il Sacco
di Roma; il quinto, di marmo con ali di bronzo, è oggi nel Cortile
delle palle (detto così dai mucchi di palle di cannone di tutte le
misure che costituivano il munizionamento del castello). L'attuale,
di bronzo, nel 1798 fu dipinto dai Francesi di bianco, rosso e azzurro
e, con in testa un berretto frigio, fu ribattezzato "Genio della Francia
liberatrice di Roma". Nel Museo Capitolino è conservata una pietra
circolare su cui la tradizione riconosce l'impronta dei piedi dell'Arcangelo,
quando si fermò per annunziare la fine della peste. Nel 1277 fu costruito
il "Corridoio Vaticano", che conduceva dal Palazzo del Vaticano a
Castel S. Angelo per fornire al papa una via di fuga in caso di pericolo.
Terribili erano le sue prigioni, ancor oggi visitabili, specie la
cella detta Sammalo o San Marocco, nella quale il condannato veniva
calato dall'alto e a malapena riusciva a sistemarsi piegato in quanto
non poteva stare né in piedi, né disteso. Tra gli illustri ospiti delle
prigioni possiamo ricordare Benvenuto Cellini, il quale, riuscito a
scappare, fu ripreso e gettato nei sotterranei, dove si consolò dipingendo
un Cristo risorto, di cui rimangono ancora tracce. Nella camera sepolcrale
degli imperatori si rifugiarono Cola di Rienzo, alla sua prima cacciata
nel 1347 e Clemente VII, durante il Sacco. Sotto Leone X e Pio
IV si tennero nel castello anche spettacoli teatrali e, fino ai
primi del nostro secolo, in occasioni speciali, vi si accendeva la
Girandola, un fuoco d'artificio creato, pare, da Michelangelo.
Oggi il castello è sede di un museo e le sue stanze sono splendidamente
affrescate.
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