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"Klimt, Kokoschka, Schiele: dall'Art Noveau all'Espressionismo"
di Mauro Rea
Al Complesso
del Vittoriano di Roma, in Via San Pietro in carcere,
in mostra quadri, disegni, acqueforti di Egon Schiele (1890-1918),
Gustave Klimt (1862-1918), Oskar Kokoschka.
La mostra -curata da Jane Kallir - dal titolo "Klimt, Kokoschka,
Schiele: dall'Art Noveau all'Espressionismo", traccia un
ritratto in chiaroscuro di tre personalità che hanno segnato
il cammino della ricerca artistica tra l'ottocento e il novecento,
in una Vienna imperiale la cui grandezza culturale ed artistica
si spegnerà con la fine della Prima Guerra Mondiale.
Con
l'Art Noveau, infatti, s'intrecciano e si contrappongono
linee di ricerca diverse: accanto a soluzioni d'effetto decorativo
(Klimt), troviamo un'intensa ricerca sull'espressività
della linea e del colore (Schiele, Kokoschka). L'Ottocento
è un secolo ricco d'esperienze artistiche, che vede fin dalla
nascita del Romanticismo un susseguirsi d'istanze di rottura
e di libertà espressiva, dove è forte l'interesse
verso gli aspetti della realtà più viva, che sfocia
nel Realismo. Un cambiamento di rotta radicale, vera rivoluzione
visiva che anticipa il "guardarsi dentro" delle
diverse esperienze degli ultimi decenni del secolo, in primis la
rivoluzione impressionista, approdo della pittura realista e trampolino
di lancio delle ricerche estetiche delle avanguardie d'inizio secolo.
La
mostra romana mette in risalto lo scarto -sempre più accentuato
nel divenire del secolo- tra le tendenze ufficiali ed accademiche
e le esperienze d'artisti "indipendenti" alla perenne
ricerca d'altri contenuti tecnico-espressivi, altri canali di diffusione.
E bisogna sottolineare come ognuno di questi artisti, nel cammino
della propria ricerca, espanda all'infinito l'urlo agonizzante "espressionista".
Quello stesso urlo che ha messo in moto le eterne esternazioni della
vita e che continua ancora oggi a rivelare i tormenti dell'Essere-esistente
e a mettere al centro dell'opera, con disarmante nudità,
l'uomo e tutti i suoi bagagli interiori.
Schiele(autore
da me molto amato per l'essenzialità e l'espressività
del suo forte segno), Klimt e Kokoschka riuscirono,
attraverso "sciabolate" di pennello e di colore, a fondere
la raffinatezza decadente dell'Art Noveau - con tutto il
suo sfrenato decorativismo - e le urla strazianti e lancinanti dell'Espressionismo,
privilegiando, ognuno nella propria ed originale ricerca artistica,
i grandi temi della vita umana del momento, con un'attenta analisi
introspettiva ed un'inquietante visionarietà.
"
Resisterò per l'Arte e per le persone che
amo! E' un delitto porre dei vincoli ad un'artista, significa uccidere
una vita nascente
" (E. Schiele)
Una situazione ancora frequente nella storia d'essere uomo ed artista,
un grido di pesante emarginazione e di libertà espressiva.
Mauro Rea
Scheda
sulla mostra a cura di Isabella Pompei
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