L'espressionismo
"L'occhio dell'impressionista
sente soltanto, non parla; accoglie la domanda, non risponde. Non
ha
bocca; è incapace di parlare del mondo, di esprimere la legge
del mondo. Ed ecco l'espressionista
riaprire all'uomo la bocca: fin troppo ha ascoltato tacendo, l'uomo:
ora vuole che lo spirito
risponda". (H. Bahr, 1906). L'espressionismo, dunque,
nasce su di una base di protesta e di critica perché neppure
il positivismo e l'impressionismo erano riusciti a trovare la risposta
alle
contraddizioni, alla crisi che covava nella società europea.
Largo movimento dalle mille
sfaccettature che difficilmente si può racchiudere in una
definizione, l'espressionismo coinvolge la letteratura, la musica,
il teatro, le arti figurative, la scenografia; l'humus più
favorevole al suo svilupparsi risulta quello della tradizione tedesca
che aveva prodotto il romanticismo dello Sturm
und Drang. "L'artista
espressionista non guarda: vede; non racconta: vive; non riproduce:
ricrea; non trova: cerca". Così, a proposito
dell'espressionismo in poesia Kasimir
Edschmid nel 1917: se per l'artista naturalista ed impressionista
la realtà rimane qualcosa da osservare dall'esterno, per
l'espressionista invece è qualcosa in cui calarsi, in cui
vivere dall'interno. "Chiamiamo
a raccolta la gioventù, vogliamo conquistarci libertà
d'azione e di vita. Accogliamo tutti coloro che riproducono il loro
impulso creativo". Le parole del 1913 di Kirchner
ben sottolineano l'importanza dell'immediatezza espressiva e dell'istinto
quasi violento e primordiale nella creazione di un'opera che si
oppone all'arte ufficiale. E "il
mezzo della pittura è il colore, come fondo e linea"
(Kirchner, 1913). Nel 1905 nasce così il gruppo Die
Brücke (Il Ponte) al cui primissimo nucleo formato da
Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel,
Karl Schmidt-Rottluff, Fritz Bleyl, si unisce Emil Nolde, Max Pechstein,
Otto Müller. Nel 1911 si trasferiscono tutti da Dresda
a Berlino dove, continuando a "tradurre" la forma in colore,
dopo aver trovato i loro temi in una sorta di condizione "naturale"
dell'uomo, affrontano contenuti legati alla realtà urbana
e politica. Nel 1913 Die Brücke
si scioglie e i singoli membri continuano a lavorare autonomamente.
Intanto, nel 1911, Wassily Kandinsky
e Franz Marc fondano Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro)
che, pur partendo dalla medesima opposizione all'impressionismo,
al positivismo e alla società del tempo che caratterizza
Il Ponte, non cerca un contatto fisiologico con il primordiale
quanto, piuttosto, un modo di cogliere l'essenza spirituale della
realtà che avrebbe poi condotto ad un astrattismo lirico
ed espressivo. Dopo le ferite laceranti della prima guerra mondiale,
George Grosz, Otto Dix e Max Beckmann esasperano dell'espressionismo
il realismo drammatico, creando opere di satira e di denuncia negli
anni che precedono l'avvento del nazismo.
La mostra
L'esposizione "Gli espressionisti. 1905-1920" consente,
proprio per l'ampiezza del periodo
analizzato, l'individuazione degli elementi di continuità
- pur nelle diverse modalità espressive - che permangono
nell'arte espressionista dal 1905 ad una datazione avanzata: l'espressionismo,
infatti, è quasi uno stato d'animo, un modo di "aggredire"
la vita e la realtà che precorre tante
manifestazioni dell'arte moderna caratteristiche anche del secondo
dopo guerra. Le circa
centocinquanta opere esposte provenienti in massima parte da Enti
museali pubblici, documentano come i momenti nodali dell'arte espressionista
abbiano trovato forma negli oli, nelle tempere, negli acquarelli,
nelle sculture, nella grafica - dalla xilografia, alla litografia,
all'incisione -. Tra i tanti musei prestatori:
il Brücke-Museum e la Neue Nationalgalerie di Berlino, la Staatliche
Galerie Moritzburg di Halle, il Wilhelm Lehmbruck Museum di Duisburg,
il Museum am Ostwall di Dortmund, il Museo Pushkin di Mosca, l'Art
Focus di Zurigo, il Museum of Art di Tel Aviv. Altro aspetto
originale della mostra, è costituito dalla presenza di sculture
raramente esposte e poco note di artisti come
Kirchner, Heckel, Schmidt-Rottluff, Marc, Macke, di pittori
che hanno voluto trovare nell'intaglio o nella fusione le stesse
caratteristiche espressive che ricercavano con la pennellata ed
il colore. La presenza di queste sculture arricchisce così
di nuove sfaccettature la già complessa trama degli elementi
figurativi. La predilezione per le figure allungate, l'asciutta
plastica di Lehmbruck si contrappone alla massiccia corporeità
delle creazioni di Barlach ma entrambi i moduli espressivi si inseriscono
nella temperie creativa espressionista.
"Uno degli scopi della Brücke
è di attirare a sé tutti gli elementi rivoluzionari
e in fermento, e
questo lo dice il nome stesso: ponte". Le parole della
lettera con cui il gruppo nato nel 1905 a
Dresda invita Nolde a farne
parte, sono indicative del significato racchiuso in questa simbolica
denominazione. "Il mondo c'è già, non avrebbe
senso farne una replica: il compito principale
dell'artista consiste nell'indagarne i moti più profondi
e il significato fondamentale, e nel
ricrearlo" (K. Edschmid, 1917). Ecco dunque che la mostra "Gli
espressionisti. 1905-1920" propone le tele di Kirchner,
caratterizzate da colori stridenti, da un antinaturalismo violento
e, dopo il
1911, le immagini urbane delle vie, dei ponti, dei caffè
viste attraverso la lente deformante di una accesa polemica sociale;
alcuni esempi dell'opera di Schmidt-Rottluff,
orientata verso un sintetismo spigoloso e un'accentuata monumentalità;
gli oli di Heckel, dal segno aggressivo e la linea spezzata, e di
Pechstein, caratterizzati da
un espressionismo mediato dalla contemporanea cultura figurativa
francese; le opere di Müller, dalla vena malinconica nelle
scene di vita zingaresca, nei magri nudi femminili e nei paesaggi
quasi sospesi in una dimensione di leggenda; le creazioni di Nolde,
dai colori stesi con larghe pennellate e accostati con effetti drammaticamente
dissonanti. Accanto alla pittura, la mostra romana offre esempi
della produzione grafica espressionista che, dal punto di vista
formale, esaspera il segno, lo drammatizza. Come scrive Kirchner
nel 1913, "la xilografia valorizza
al massimo l'elemento lineare grazie alla sua grande semplificazione
(…), la litografia rende il disegno nel modo più diretto
(…), nell'incisione su metallo l'eleganza del segno viene
messa in luce, nel miglior modo, sul metallo lucido".
Nel 1911 il nome de Il Cavaliere azzurro
nasce dall'incontro naturale della passione di Kandinsky
per l'immagine fiabesca dei cavalieri, dall'inclinazione estetica
che Marc ha verso la bellezza
dei cavalli e dal comune amore per il colore azzurro, così
poetico e quasi tonalità dell'animo, dello spirito. Insieme,
tra gli altri, a Macke e Klee,
questi artisti si propongono, seguendo poi strade figurative differenti,
di far vibrare attraverso la pittura la segreta essenza dell'anima
agendo su di essa con la misteriosa forza del colore sciolto dai
legacci della figurazione naturalistica.
"Gli espressionisti. 1905-1920" permette di ammirare
il passaggio nella produzione di Kandinsky
da una figurazione in cui si mescola il richiamo popolare, la stilizzazione
art nouveau, l'insegnamento fauve fino ad un'astrazione dalla radice
lirico-simbolista. E poi Marc, nelle cui tele campeggiano piani
di colore trasparenti, spazi magici dalle luci incantate in cui
animali incarnano la forza vitale partecipe del flusso naturale;
e poi Klee, che nel 1914 in
un viaggio in Tunisia scopre il colore che pervade combinazioni
quasi matematiche di segni, di superfici ordinate secondo strutture
astratte accompagnate a sottili segni grafici. Nello stesso viaggio
August Macke, che trascrive
il reale in una visione lirica ed incantata, arricchisce la sua
pittura dell'esperienza della luce mediterranea.
Parallelamente a Il Ponte e
Il Cavaliere Azzurro emergono
artisti come Christian Rohlfs,
nella cui
opera paesaggi, architetture, nature morte sono caratterizzati da
un espressionismo lirico, Ludwig
Meidner, nelle cui tele un allucinato dinamismo definisce
città in fiamme o sconvolte da terremoti, e Paula
Modersohn-Becker, morta a soli trentun anni, in cui una pittura
di gusto arcaizzante e potente si intride di espressività
stilistica e senso di partecipazione umana.
La prima guerra mondiale conduce a riflettere sulla forza di un'arte
radicata proprio in quella
realtà drammatica e contraddittoria: dall'interno dell'espressionismo
prende corpo un nuovo
espressionismo-realistico. Ne sono un esempio le opere di Grosz,
che suscitano scandalo negli
ambienti borghesi dell'epoca per l'intenzionale volgarità
dei soggetti trattati - prostitute,
ubriachi, assassini, militari in atteggiamenti sconci -, inquietanti
armi di denuncia del
militarismo e della borghesia della Germania prenazista, e le opere
di Dix, tese a riflettere
l'asprezza della realtà contemporanea e gli orrori della
guerra.
Ormai, come afferma Magdalena Müller,
"l'espressionismo diventa forza rivoluzionaria mentre vive
la sua ultima fase stilistica. Non si combatte più con forma
e colore, come facevano i primi
espressionisti, ed il contenuto diviene protagonista dell'opera".
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