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Iperrealisti - mostra al Chiostro del
Bramante a Roma
Curata
da Gianni Mercurio con Wolfgang Becker
e Louis K. Meisel, con la direzione artistica di
Mirella Panepinto, presenta oltre cento dipinti
provenienti da collezioni europee e americane che ripercorrono il
lavoro dei più importanti pittori iperrealisti americani dagli anni
Settanta a oggi, con una sezione riservata a giovani artisti che
hanno aderito a questa tendenza.
L’iperrealismo è una tendenza artistica manifestatasi
alla fine degli anni Sessanta in America e in Europa. La
pop art è il precedente che ha reso possibile l’iperrealismo:
nelle tematiche iperrealiste convergono figurazioni oggettuali,
mezzi di comunicazione, vita quotidiana nelle sue manifestazioni
più banali, paesaggi urbani; la corrispondenza è evidente.
Gli
iperrealisti (in America "photorealists")
pongono alla base del loro lavoro l’utilizzazione dell’immagine
fotografica quale "soggetto" dell’immagine pittorica
e nel "dialogo" tra pittura e fotografia essi hanno come
obiettivo il ricevere e restituire informazioni oltre quelle percepibili
dall’occhio umano. La fotografia per gli iperrealisti è
il miglior soggetto che si possa pensare: è immutabile, assoluta,
dunque autonoma e incondizionata, senza alcuno stile; di qui il
senso di totale spersonalizzazione dell'immagine, di assoluta asetticità,
che prefigura tuttavia una certa astrazione, nonostante la resa
di scene "più vere del vero" caratterizzate da
una fredda perfezione illusionistica.
Il risultato conduce ad una perdita, rispetto alla pop
art, della carica destabilizzante e metaforica, "animatrice
o dissacratrice del reale", che si diluisce in posizioni tautologiche
nella riproposizione sulla tela di immagini di "seconda generazione",
in un autocontrollo che produce la perfezione del gesto e l’assenza
di gestualità. Il carattere di pura mimesi di una realtà
di seconda mano (la fotografia), ma soprattutto la volontaria sospensione
di ogni giudizio critico su ciò che è rappresentato,
in anni di arte concettuale, critica radicale e di snobismo culturale,
come furono appunto gli anni ’70, hanno attirato sugli iperrealisti
spietate stroncature e feroci attacchi (ricordiamo qui, solo per
citare gli italiani, Gillo Dorfles e Giulio
Carlo Argan), ma anche interpretazioni e approfondimenti
critici convincenti (Corrado Maltese e
Italo Mussa).
La mostra offre l’occasione di una rilettura distaccata, alla
luce anche degli sviluppi nel rapporto tra pittura e fotografia
che hanno portato alla diffusione delle espressioni artistiche extrapittoriche
degli ultimi anni.
Dal 5 aprile al 15 giugno presso il Chiostro
del Bramante, Via della Pace – 00186 Roma - Sito Internet:>>
www.chiostrodelbramante.it
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