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Castelli Romani
- Ariccia, Palazzo Chigi, "Il Gattopardo"
di Visconti - seconda parte
di Francesca Torri
Per la progettazione del palazzo di Ariccia
il Bernini si avvalse fondamentalmente dell'aiuto del suo
giovane collaboratore Carlo Fontana. I Chigi realizzarono
il progetto del Bernini in due fasi; nel 1667/72 e nel 1740/43.
Si scelse per l'esterno un colore in voga nel Barocco detto"Color
dell'aria" un azzurrino il cui pregio è quello di
cambiare tonalità a seconda delle condizioni atmosferiche.
L'ingresso
è costituito da un grandioso portale che immette in un cortile
interno che si affaccia sul parco. Ai lati del cortile sono le scalinate
che portano all'interno del Palazzo.
All'interno molte sale hanno ancora le pareti rivestite dai pannelli
di cuoio colorato con incise a pressione e a fuoco figurazioni diverse
e tinteggiate in oro ed argento. L'arredamento conserva importanti
mobili del Seicento tra cui la "farmacia", la stanza
dello speziale che lavorava per la famiglia, progettata dallo stesso
Fontana. La stanza era anche gabinetto dei ritratti, una
sorta di albero genealogico nel quale si vede anche l'unico ritratto
di Agostino a cui si ispirò Bernini per il cenotafio nella
cappella di famiglia in Santa Maria del Popolo a Roma.
Agostino
ebbe 17 figli di cui 14 femmine, dieci delle quali vennero avviate
alla carriera monastica e in una sala del palazzo, detta delle suore,
troviamo i loro ritratti. La stanza da letto di Agostino conserva
ancora gli arredi, il letto e l'inginocchiatoio del '600; nel "Gattopardo"
è la stanza da letto del principe di Salina.
Un'altra sala utilizzata nel film è la "Sala delle
Belle" che diviene lo studio del Principe di Salina.
Le pareti della sala sono decorate con ritratti delle donne più
belle dell'aristocrazia romana eseguiti da un pittore fiammingo
per ordine del cardinal Flavio, che eleggeva personalmente i soggetti.
Elemento caratterizzante del nuovo progetto fu la grande sala costruita
al lato dello scalone principale, chiamata sala da pranzo d'estate,
per l'uso che se ne faceva soltanto nel periodo caldo, data l'esposizione
a settentrione. La sala da pranzo era illuminata da una grande vetrata
e decorata con affreschi riproducenti il paesaggigio di Ariccia
visto dalla stessa sala del Palazzo. La sala da pranzo d'inverno
invece era completamente rivestita di cuoio che manteneva il calore
nella sala.
Merita
una visita a parte lo splendido parco del palazzo che I Chigi
acquistarono dai Savelli ampliandolo e portandone i confini a ridosso
del palazzo conserva ancora la vegetazione originaria dei Castelli
Romani, e che da sempre è stato meta di artisti e paesaggisti
affascinati dalla natura selvaggia e dalla presenza di artistiche
fontane e antiche costruzioni in rovina. Ariccia divenne
infatti punto obbligato di sosta per tutti coloro che intraprendevano
il Gran Tour d'Italie soprattutto dopo l'apertura della celebre
Locanda Martorelli negli anni venti dell'800. Il parco venne
rappresentato dai più grandi paesaggisti dell'epoca da Turner
a Corot, al russo Ivanov, per i quali divenne l'incarnazione
dei più alti ideali romantici.
Anche
Stendhal rimase profondamente impressionato dalla selva e
scrisse "il più bel bosco del mondo è quello
dell'Ariccia: grandi blocchi nerastri di roccia nuda spuntano in
mezzo a un bellissimo verde, e dai pittoreschi disegni, disegni
del fogliame...".
prima
parte
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