Viaggiare
in Sardegna significa percorrere un itinerario emotivo, e ciò che
si rivela agli occhi del visitatore sembra essere la rappresentazione
scenica di quanto di più armonioso o aspramente contrastante il proprio
spirito possa sperimentare.
In alcuni luoghi il paesaggio è così aspro
da apparire lunare, ma basta mezz’ora di cammino per scoprire che il verde è tanto
smeraldino da far apparire vicina anche la lontana Irlanda.
Ma il viaggio in
Sardegna significa anche accogliere la sfida di penetrare nell’intimità di
un popolo gelosamente chiuso ad ogni contaminazione e nello stesso tempo generosamente
aperto all’accoglimento del visitatore. E’ l’orgoglio dell’appartenenza a una
cultura unica, che nonostante le numerose colonizzazioni ha saputo conservare
una lingua e un folklore originali.
Ma è proprio da questo contrasto tra apertura forzata e chiusura fortemente voluta
che nasce la peculiarità dell’isola. Ne è un esempio lampante la lingua, la quale
se è vero che è unica è anche varia, perché è campidanese, barbaricino, logudorese,
e se è tipica è anche contaminata perché è catalana,
come ad Alghero, e genovese, come a S. Pietro.
La Sardegna possiede un altro
importante legame con le sue tradizioni e la sua cultura, il folklore, ossia
le feste, le sagre, le celebrazioni che costellano il calendario sacro e profano
dell’isola: le feste in Sardegna sono soprattutto un modo per riaffermare l’orgoglio di una identità sempre presente, che riemerge mai sopita a riaffermare antichi valori, tradizioni e legami con il passato, a conferma di una specificità che è fortemente
sentita.
L’ambiente sardo inoltre è inscindibile
dalle testimonianze che gli uomini che lo hanno abitato per
secoli vi hanno lasciato. L’isola ospita le affascinanti
e misteriose costruzioni dei nuraghi, delle tombe dei giganti,
delle “domus de janas” (le case delle fate), dei
pozzi sacri, e allora il visitatore può trovarsi a
scoprire nella “reggia” di Barumini le tracce
della mitica Atlandide, oppure a vivere esperienze new age
nel pozzo di Santa Cristina a Paulilàtino dove da secoli
si pratica il culto delle acque. Nondimeno originale è l’archeologia
industriale delle miniere del Sulcis-Iglesiente, che riesce
a far vivere al visitatore, sensazioni e suggestioni sconosciute
nelle viscere della terra.
La Sardegna può dunque conquistare il viaggiatore
per una serie innumerevole di motivi, anche se il dominio
incontrastato del mare e delle coste non può essere
disconosciuto: in questo ambito l’isola offre incantevoli
attrattive che esulano dalla tipica vacanza balneare. I quasi
duemila chilometri di costa sono il paradiso dei velisti,
dei sub, dei surfisti ma sempre nel rispetto di un ambiente
che viene gelosamente protetto, come nel Parco Marino della
Maddalena, dove un’intera spiaggia è diventata
inaccessibile per preservarne la preziosa natura di “spiaggia
rosa”. Il mare e le spiagge della Sardegna rispondono
al criterio della molteplice varietà che in tutti i
suoi aspetti caratterizza l’isola. E allora si passa
con esemplare facilità dagli ambienti selvaggi dell’Asinara
ai centri modaioli di Porto Cervo e Porto Rotondo, dalle dune
di sabbia di Piscinas alle rocce rosse di Arbatax, dalle grotte
del Bue Marino del Golfo di Orosei all’animato porto
turistico di Villasimius.
Il viaggio in Sardegna si può definire, senza timore
di sbagliare, un’esperienza polisensoriale perché chiunque
conosce questa terra rimane coinvolto e impressionato dalle
sue immagini, i suoi odori, i suoi sapori. Ma che sia il colore
del mare o l’odore del mirto, il gusto dei suoi formaggi
o il suono delle launeddas, chiunque porterà nel suo
immaginario l’idea di un’isola misteriosa e affascinante,
dominata da caratteri ancestrali e immutabili e per ciò stesso
veri e autentici.
Tiziana Rapacci
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