Bisogna mettersi prima di Stavinskij, per sapere come egli tragga i motivi della bellezza. La modernità è relativa,così come le circostanze e le situazione. Allo stesso modo per capire il lavoro di Balenciaga e Givenchy, bisogna analizzare il cardine di partenza, quindi il concetto di corpo.
Noi siamo figli del corpo mitizzato di Michelangelo. Il corpo è uno spasimo di assoluto. Mira ad un’evoluzione simbolica e metaforica, e la moda ha sempre nuove, sofisticate evoluzioni.
Balenciaga riesce a catturare la bellezza geometrica dei volumi, e riesce a dare alcorpo ciò che mancava per renderlo divino.
Balenciaga riscrive la struttura del corpo, non lo costringe più al cambiamento. Ferma il tempo. Sposta l’andatura, che costretta dalla forza di gravità ad assumere una sofferente postura in avanti, viene portata all’indietro.
Oggi purtroppo manca l’abitudine alla bellezza. Non si è più abituati a vederla, ed è per questo, che non ci chiediamo più con quale sensibilità Proust sia capace di commuoversi per un’asola, o non siamo più in grado di riconoscere la moda di Armani, come una delle più grosse rivoluzioni del novecento, ed ancora, non riusciamo più a comprendere le avanguardie di Prada.
Qual è la modernità nella moda?
Il tema è neo classico. E’ un continuo riprendere un caos, e rimetterlo nel caos.
Caucteau disse:"La moda è una cosa commovente, muore sempre giovane!"
La moda nasce con lo scopo di rimangiarsi. E’ una passione, un nostro segreto, e attraverso un rimeschiamento abbiamo la possibilità direndere mimeticamente nuove tutte le cose. Mimeticamente… perché solo Dio può far nuove tutte le cose.
La moda è considerabile essenzialmente come idea eco sociologica, oppure è codificabile anche su altri fronti?
La moda è una cosa difficilissima e non c’entra niente con la moda. La moda va ben oltre la sociologia. La moda è antropologia. Prada ad esempio indica una nuova antropologia. Prada non dice quanto si stia male al mondo, ma quanto sia bello.
Prada è in grado di cogliere l’errore, e da lì, estrarre il genio creativo.
E’ un continuo rinnovarsi. Come ad esempio, ora c’è il nuovo concetto di installazione, nuovo nutrimento intellettuale, contrapposto al vecchio concetto di vetrina.
Versace, invece, con il suo contributo partecipa alla colpa. Poi c’è Armani con la rivoluzione da egli apportata e il concetto di destrutturazione, che riscrive ancora una volta i codici. La bellezza è un’ipotesi sociologica che si concentra in altre mille bellezze. La moda è qualcosa di intellettuale e spirituale, e la testimonianza ci viene data da Prada, Gucci, e Yves Saint-Laurent.
Come vede lei la situazione attuale della moda da Parigi a Roma?
Parigi e Milano sono più ravvicinate. Potremmo dire che esiste un bipolarismo nordico. Anche se devo ammettere che Milano è una tiritera noiosa. Roma potrebbe avere ottime possibilità. L’ultima performance di Romeo Gigli sulla cultura Rom alle sfilate romane, aveva più connotati europei che non locali.
La moda in fondo sta, ed esiste dove si parla di moda, e soprattutto dove si decide di parlarne.Certo è vero che Federico Fellini trovava Roma città ideale per nascondersi, come è vero che Armani disse: "Se avessi dovuto lavorare a Roma non avrei fatto nulla".
Ma le cose possono cambiare. Bisogna analizzare questi punti di vista, come una limitazione sociale.
La moda è oggettiva e versatile, il limite spesso viene dall’esterno.
Grazie Signor Conti, per averci voluto rendere custodi, e partecipi di qualche segreto… quelli che “Mai il Mondo Saprà”?
Suvvia Sign Conti, sia clemente!
Cordiali Ringraziamenti
Enrica Gaetani |