Entrambi gli obelischi caddero, quando nel corso dei secoli il
circo andò in disuso, e furono sepolti a causa dell'innalzamento del
livello stradale. Alla fine del XVI secolo, Papa
Sisto V li
fece restaurare, e li innalzò nella loro sede attuale.
L’obelisco
di Piazza S. Pietro (obelisco Vaticano) non presenta
geroglifici, ma è sicuramente il più famoso obelisco
di Roma del tempo antico. L'imperatore Caligola lo
fece trasportare qui da Eliopoli (Il Cairo) nel 37 d.C.,
per decorare il
Circo di Nerone.
Tante sono le leggende legate a questo straordinario
monumento: fra tutte si ricordi che il popolo romano credeva che
nella sua sommità fossero conservate le ceneri di Giulio
Cesare.
A Piazza
Montecitorio, poi, sorge l’obelisco Campense del faraone Psammetico II (VI sec. a.C.).
L'imperatore Augusto lo fece portare a Roma per utilizzarlo come gnomone di un'enorme
meridiana ideata dal geniale Agrippa. La guglia era posizionata
così da far cadere la propria ombra
nel centro esatto dell'Ara Pacis nel giorno del compleanno dell'imperatore.
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Un certo numero di piccoli
obelischi, delle dimensioni
di circa 4.5 metri di altezza, provengono, invece, dall’area
dell'Iseum Campense,
il Tempio di Iside e Serapide in Campo Marzio.
Di quest’imponente
struttura non ne rimane che il ricordo e i tanti obelischi ricollocati
in tempi recenti al centro delle più caratteristiche piazze
di Roma.
Uno di questi è il famoso "pulcin
della Minerva", l’elefantino attribuito popolarmente al Bernini,
che trasporta un delizioso obelisco dell’epoca di Ramses
II (alle spalle del Pantheon).
Di fronte al tempio del Pantheon,
un secondo obelisco d’uguale
provenienza, troneggia sulla fontana tardo-rinascimentale.
Meno conosciuto è il piccolo
obelisco di Villa Celimontana al Celio. Questo faceva parte della collezione privata della famiglia
Mattei.Le iscrizioni lo datano all’epoca di Ramses II.
Una quarta piccola guglia coronata da una stella, l'obelisco Dogali, ,
si trova sull'antico sito delle Terme
di Diocleziano. Poggia su
un piccolo monumento a ricordo dei soldati italiani caduti nella
battaglia di Dogali (Etiopia, 1887).
Un altro obelisco d’uguali dimensioni e
provenienza si trovava nei giardini di Villa
Medici (Accademia
di Francia), al Pincio, fino al 1790, quando fu portato a Firenze,
dov'è tuttora.
Nel XIX secolo venne realizzata una copia della guglia in
sostituzione dell'originale.
Ma uno dei più famosi obelischi romani è sicuramente
l'obelisco agonale, che corona la
Fontana dei Fiumi del Bernini in Piazza Navona.
Collocato al centro dello stadio di Domiziano presenta la curiosa
particolarità di essere decorato da “falsi” geroglifici
egiziani, copiati con tanto di errori grammaticali da scalpellini
romani.
Ugualemente simil-egizio è l’obelisco
che sorge in cima alla famosa scalinata di Piazza
di Spagna. Questo
monumento è detto obelisco Sallustiano perché in origine collocato
negli Orti Sallustiani (I sec.).
L’obelisco che si ammira nei giardini del
Pincio, invece, è una
riproduzione romana dell’epoca dell’imperatore Adriano. Così come
furono realizzati a Roma i due obelischi gemelli anepigrafi
che una volta decoravano l'ingresso del Mausoleo
di Augusto in Campo Marzio.
Oggi si trovano rispettivamente per volere di Papa
Sisto V uno in piazza
dell'Esquilino (obelisco Esquilino), a fronteggiare l'abside
della Basilica di S. Maria Maggiore, e l'altro in piazza
del Quirinale,
davanti al Palazzo
del Quirinale.
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