ITEM di Victor Cavallo

 
TRE
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Fase 4 scena Uno
Ero solo sui tapis roulants che portano alla stazione Ostiense a piazzale dei partigiani un tempo una giornata particolare piazzale Hitler. Qualche mese fa qui hanno accoltellato uno scellerato barbone. Vestiti e spiccioli. Prima anche vendevano sigarette monopol e la notte attorno al bar i tassinari falsi giocano a zecchinetta. Ero proprio solo e intorno i colori ai muri lo scorrere lento l'odore di immobilità. Era tutto diritto e grigiastro come una divisa sporca, tutto dritto, invece era una curva di solitudine sociale. Se ne veniva fuori persino. Mentre pioveva e i nomi delle strade erano sempre più assurdi e una fogna immensa impediva d'arrivare al giornalaio e il bar di fronte puzzava di paglia bagnata che era poi la stessa puzza dei tramezzini. Come pioveva. Un mio amico quando è così dice "tempo da poeti" ma no era di più e di meno insieme come sempre quando qualcosa sembra. E' arrivato un romano zoppo e vivace come un ragazzino, io ero seduto sotto la pioggia che diventava gnagnarella e bagnava il messaggero, il giornale. Dice ma tu nun sei piripì piripé e così e cosà nun t'aricordi quella vorta ar fico ecc. Si chiamava Roberto e diceva soprattutto questo io bevo e pippo la donna m'ha lasciato e quando qualcuno tradisce una volta tradisce sempre. Vuoi una sigaretta cubana me l'ha data una bella fica che te bevi? Damme un consiglio. Lentamente smosciava la pioggia che invece prima aveva ripreso a bestia. Lentamente veniva fuori un grigio come da sotto le ascelle degli sfortunati, intendo un camminare che senza che me ne accorgessi diventava malignamente ancora una volta tapis roulante. Il premio era un avocado duro e stasera che faccio e una voragine che faceva scomparire ogni cosa, per dire certo, perché la stazione dei treni era lì, ferma, col suo orologio fermo, poetico, rotto. Qualcuno s'era alzato di colpo dalla panchina e gridava: se fosse solitudine se fosse solitudine. Allora? C'era uno lì seduto il padrone di un kioskobar e presidente dei pastai e capo dei commercianti e non so che cazzo altro io scherzavo che dicevo che era il capo di tutto, grasso, bei giubbotti, un motorino nuovo a settimana, romanista e mi urlava: ma che cazzo vonno sti laziali. Io sorridevo come un guidabus che dimentica la strada. Già lui era a capo di una association credo di nome XXX e chiacchieravamo spesso insieme di calcio e dei vecchi quartieri, lì c'era quello, lì c'era questo. Sapeva tutto e inoltre al tavolino non mi faceva pagare la differenza. La moglie sempre in grembiule celeste. Lui viene e va, telefonina, firma assegni cambiali non lo so. E' un kiosko vicino alla curva del tram numero trenta, lì gira piano e si riposa al capolinea come un tonno ubriaco, come me. Per essere così, sia come curva che come tonno ci vuole qualche morto alle spalle, davanti cioè Mi disse: non si possono scegliere sempre le strade che vuoi d'un tratto sei a collatino e sei a collatino poi a tiburtino poi a casilino poi sulla tuscolana a piazza irnerio alla piramide al baretto ti sembra disse d'essere come al centro di una rosa (era un mercatino dove vendevano scatarri e marlboro cattive) invece l'indirizzo se cerchi scaldabagni usati o il pullman per velletri il bus per lo stadio la salita verso la farmacia la discesa per il tabaccai l'infinita tremolante pianura di via palmiro togliatti l'osteriola da puppo anche se vuoi andare non so cazzo dove tipo cacciatore di nuvole (ebbene ebbene l'incalzavo io allora insomma in finale che? che la geografia é più o meno crudele della storia matematica biologia scarpe di lusso padiglione maxifaccillo trapani disastri sfratti città senza mura) disse non vorrei essere subculturalmente pomeridiano, ma sei in un luogo e vai in un luogo. E' un'illusione cretina essere ansiosi per felicità, essere cattivi è meglio, rinunciare ai saluti, stare da soli come i gatti contropelo, visto e vidimato che ogni luogo é luogo, non scherzo più. Cazzo. Dalla finestra intesi una ragazza che chiamava Maurizio e come se niente fosse m'ero comprato una scatola di riso con sopra disegnata una bella mondina. Stasera all'olimpico gioca la Roma e lei disse se continui a fantasticare tournee in finlandia ti stacco le palle. Rideva e aveva gli occhi come i fuochi d'artificio finali. No. Non scherzo più. Né piattole giganti né bruscolini rosa. Correrò scosso il palio ascolterò zucchine foglie e radio solo musica italiana. Mi disse che il mio era un rocchettone destinato a mai sciogliersi. Non domani é un altro giorno oggi é un altro giorno. Le dissi si. Le vedevo diventare sempre più vane le littles illusioni quotidiane le cupole il giornale i calmanti gli eccitanti le voci lontane come se m'amassero di più perché non c'ero più. Di notte d'improvviso mi cucinai riso e zucchine. Sapevo di scendere e salire dimenticare e ricordare e possedevo un serramanico terribile (io un passeretto)......
     

 

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ecchime, victor cavallo

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E' in uscita "Ecchime" - Antologia Sinfonia di Vittorio Vitolo in arte Victor Cavallo
Stampa Alternativa 160 pagine, 9 euro

Vittorio Vitolo in arte Victor Cavallo - Poesie

L'amico immaginario
di Nico D'Alessandria

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