Ecchime, di Victor Cavallo - Estratti

da V. K.V.
il quadernetto celeste

Ottobre

ero a pezzi: tutto il giorno a fantasticare piangere e bere

Tagliarmi le vene nell’acqua calda dopo aver preso mille barbiturici

la Bertini. Spossato (sposato?) e con figli.

Cara ti scrivo da Roma, da un tavolino rosso nel giardino del bar all’angolo di piazza (Bernini?) il bar col giardinetto appunto. Inutile dirti che è autunno dovunque e le foglie cadute non si contano il cielo è grigio ed è pieno di schedine strappate.

Come una calma improvvisa e nascosta così mi sembra come fosse tanti secoli fa una nave procedendo trovava d’improvviso un mare fermo.  Andremo avanti a “scoprire le americhe credendole indie?” Certamente perché la mia ciurma, è ora morta come in una religiosa assenza di forze. nessuno prega e sono solo tra le sedie ammonticchiate svestite rassegnate ad attendere un’altra estate. Sembrano 45 giri rotti, successi imballabili ormai.

(anche nel senso (spiritoso) che verranno imballate nel magazzino segreto dell’inverno)

mi disse: sai quale è l’ultima speranza?

(sorrise debolissimamente)

l’ultima.

Vedi ottobre sta finendo è come un rovo di spine da cui è nata forse un’ombra lucente. Ora in discesa è più facile anche se la salita è eroica, salata. D’un colpo, come un cobra lei si voltò e mi disse: merda

io la colpii con un leggerissimo buffetto lei infuriata veniva avanti con un coltello da cucina grosso come un cazzo di cavallo. Urlava: Merda sei una Merda.

Schivai a miracolo il suo colpo mortale (aveva gli occhi gialli) il coltello s’infranse contro la cucina e fui io stavolta, storcendole il polso, finché non le sentii tremare le vene, a dirle: T’amo.

(BOH?)

29 Ottobre

Il famoso “spazio di un sorriso”

Come un’anima distratta che senza nemmeno sapere, capire, senza accorgersene quasi, si ritrova nuda spogliata caduta. fors’anche ingenua, femminella, incolpevole, però… così.

Con una voglia di sapere abbracciare, di nascondersi, ma non per paura. Forse è la sindrome da “mortazza” cioè a stare in mezzo a una pizzetta. Sindrome frittatina.. Avvolto da una bella cirioletta come un povero di spirito, uno stanco appena sceso alla stazione da un viaggio sfinente. Quante parole per dire che vedrei Lazio-Milan o roma Lazio, e non solo parole, ma credo, ne sono certo anzi benché non mi sia specchiato, un sorrisetto da gioconda ebete.

Come diceva il vecchietto Amarcord disperso nella nebbia: sarà così la morte?

Se invece penso alle tempeste di chi avanza nel mare nero stipato dentro un gommone.

30  ottobre

Diceva il titolo di un romanzo “il futuro ha un cuore antico”.

Diceva Lenin – “che fare: 2 passi avanti e 1 indietro”.

Diceva il signor Ponzi ex direttore del giardino zoologico di Roma: prendi una pesca e emettila in tasca

30 Ottobre

Sempre come un navigatore  in mare aperto, fermo.

tutte le stelle polari si sono eclissate come dive da un cocktail noioso. S’attende il grido del binocoliere - Terra Terra – oppure Nulla Nulla- (le mani impastate di vecchia pasta e broccoli)

(i sommessii degli stronzi)

il leone del deserto non ha appetito ma è stanco di non gazzelle.
Nascosto un iguana gli sussurra: isterico del cazzo.

31 ottobre

l’ultimo giorno per perdersi nei sogni, poi sarà il mese dei fantasmi.

Questo andirivieni immobile sarà di fronte allo specchio vuoto.

giungerò forse là dove l’approdo coincide con l’inizio del viaggio.


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